Egli scelse la virtù, e lasciò loro il delitto[5]. Volontario si pose fra gli oppressi, e li difese con le parole e col sangue, finchè giacque col cranio spezzato dagl'implacabili Patrizii. Mani patrizie lo strascinarono per le vie latine: Patrizii quelli, che, col pretesto di porlo in parte dove non potesse più nuocere, lo gittarono trucidato fra i tuoi gorghi, o Tevere.
Usurpare, e mantenere con la violenza e con la frode una potenza che sono indegni di esercitare, e una sostanza che dovrebbe essere a molti comune, formano il polo verso il quale si appuntano perpetuamente i conati dei Patrizii.—Giano bifronte per essi cessò di essere favola: se il pericolo dei privilegi mosse dal Despota, ed eglino gli mostrarono faccia di Popolo; se dal Popolo, ed eglino gli mostrarono faccia di Despota. Nè furono contro i re Agide e Cleomene meno spietati ribelli, di quello che contro Caio e Tiberio Gracchi fossero spietati tiranni.
Che cosa importa affaticarci ad indagare adesso se con violenza, o con frode vincessero? Essi vinsero. Che cosa importa travagliarci a scuoprire se vincessero con la propria virtù, o con l'altrui? Essi vinsero, essi vinsero; e, temprato prima lo stile nel fiele del proprio cuore, scrissero col sangue della vittima una lunga calunnia, e la chiamarono storia, quasi consecrazione di un capo scellerato agli Dei infernali.
Le fiere, quantunque incatenate, si lacerano; gli schiavi, in difetto di spada, si percuotono con le catene che portano intorno alle braccia: il padrone allo spettacolo di cotesti osceni strazii sbadiglia, o ride; vivano o muoiano, oppressori ed oppressi, traditori e traditi, gl'imprigionati dentro una casa e gl'imprigionati dentro una città sono pari argomento di ludibrio per lui. Perchè, quando strisciavano nella polvere come serpi, a cui si rassomigliano per la insidiosa viltà, non furono calpestati? Fu creduto, che l'aspide avesse posto in oblìo il maligno talento di offendere alla sprovvista il calcagno dell'uomo, e fu errore.
Piacquero la fama gentile, e i modi magnanimi; e la fama venne conseguita, e i modi furono laudati, comecchè tardi. Si volle provare se cortesia vincesse tristezza, e la prova fu fatta; e sebbene costi cara, sarebbe fanciullesca cosa lamentarne adesso la spesa. I Patrizii si mantennero quali gl'incise sul bronzo della storia uno di loro, che se ne intendeva: «nella prospera fortuna superbi, nell'avversa abiettissimi, infami sempre»[6].
O sacro Tevere! Prima ch'io cessi di favellare con te, dimmi, chi mai vedesti errare sopra le tue sponde in traccia del cadavere di Tiberio Gracco?—Forse il Popolo, pel quale egli era morto? La madre Cornelia venne sola a chiedere che tu le rendessi il suo figliuolo.
Popolo! Popolo! Anima di sabbia dove un perpetuo amore scrive senza posa, e dove la eterna ingratitudine del continuo cancella, dov'eri allora che Cornelia errava muta lungo le tue rive in cerca del trucidato figliuolo? sussurrante nelle taverne della vile Suburra, fra le anfore di vino e i ceci fritti[7].
O cieco! e non ti sei accorto per mille prove come la farfalla della Occasione non sia della famiglia di quelle, che si ostinano a bruciarsi le ale dintorno ad un perfido fuoco? Ella passa, e va via; ma tu, o Popolo, non pure lasci passar via la occasione, ma strappi la fiaccola di mano all'uomo mandato da Dio per illuminarti, e tu stesso gliene accendi il rogo dove l'odio, che non perdona, lo condanna a morire. Il pentimento sopraggiunge a passo zoppo, grinzoso in vista, con gli occhi ciechi dal piangere dirotto come le preghiere di Omero[8]; però giunge sempre infallibile… e quando arriva, a che giova? Le tue tarde lacrime, o Popolo, hanno spento talvolta lo ultime faville della cenere del martire; ma esso non possiedono la virtù di riaccendere la fiamma nel corpo abbandonato dallo spirito.
E tu potesti un giorno, e forse ancora potresti, o Popolo, raccogliere la polvere, che Gracco morendo gittò contro il cielo, e crearne Mario[9], l'uomo di ferro trucidatore dei Patrizii; ma a Caio Mario subentra Caio Silla, l'uomo di acciaio trucidatore del Popolo, e la Patria muore con le vene aperte dalla empietà di tutti i suoi figli. Io pertanto levo gli occhi al cielo, e domando: dunque?
Ahi! Esperienza, sapientissima stolta, perchè sopra la siepe arida del passato vai tu cogliendo spine che ti pungono le dita? Chi sostiene vivere per inebriarsi di vendetta, viva; i suoi occhi vedranno quel giorno di sangue: chi poi dura, anima ingannata, a soffrire la rea temperie, e la empia compagnia per salutare l'alba della umana felicità, stringa la zona, e parta: i cuori delle presenti generazioni non sono che possano ospitarla.