—Giacomo, a cui favellate voi?
—State tranquilla, io non sono venuto qua per maledirvi; ma solo per dichiararvi che voi avete potuto gettare la disperazione nell'anima mia, non già ingannarmi. Adesso le parole bastano…—adesso, che si spandono come fumo di fiamma spenta… tutto è detto fra noi…—e di nuovo faceva atto di andare.
—Giacomo non partite; per la fede di gentiluomo onorato, non partite. Quando le parole, come la nuvola che contiene il fulmine, portano nella loro oscurità la distruzione della fama d'una creatura di Dio… oh! allora è obbligo chiarirle. Credete che sia vostro il segreto, quando mi avete fatto comprendere ch'egli cela il mio vituperio?
—Mi pare che a voi non ispetti dire questo, perchè le mie parole possono suonare oscure a tutti altri fuori che a voi. Volete il commento al mio testo? Ebbene; eccovelo pronto. Donde vi vennero queste masserizie? Chi provvide questa copia di robe al vivere non che necessaria, superflua?—In questa casa, è vero, io vi lasciai la miseria, e vi trovo l'abbondanza; ma io vi lasciai ancora un'altra cosa, che vi ricerco invano, ed è il mio onore.—Ora non hanno a procedere dal padre la povertà, e la larghezza dei suoi?—Chi sono i castaldi che hanno mietuto per voi? Dov'è il forziere donde prendeste la moneta? Certo non erano del vostro marito. Come si chiama colui che provvede ai bisogni vostri, e di queste creature? Dove si nasconde il cortese, che prende cura di voi più che io stesso? Perchè l'amico della mia famiglia teme di svelare la sua faccia a me?
—Giacomo, per onor vostro, pensate che voi oltraggiate una madre alla presenza dei suoi figliuoli…
—Ma essi che cosa sono mai se non che testimoni, i quali v'incolpano peggio delle mie parole?
—Un parente vostro… e mio… mi sovvenne; io non posso palesarvene il nome perchè mi sono vincolata a tacere. Io mi sento donna da vedere i miei figliuoli piuttosto morti di fame, che pasciuti di vergogna. Questi sospetti di viltà non mi toccano, e vuo' che sappiate, o Giacomo, che io mi sento pura quanto la madre vostra, che adesso è in paradiso.
—Ma e voi, contro la fede del vostro consorte che cosa potevate allegare, ditemi, tranne la perfida calunnia di una persona che nasconde il suo nome, e nonostante questo ricusaste credenza ai miei giuramenti, e alle mie lacrime? Ora come volete, che io chini la faccia alle nude affermazioni vostre? Anche a me furono porti avvisi segreti, e non pochi, ma a questi io non dava ascolto; sto ai fatti, che voi non negate, nè potreste negare. Ora io non dirò con quale giustizia, ma senno pretendete voi, che mentre ricusaste il giuramento del vostro signore e marito a smentire parole calunniose, io deva accogliere il giuramento vostro per giustificare fatti confessati ed evidenti?
—Giacomo… di quanto io vi rimproverava ho prove manifeste in mano; prove delle quali dubitare è impossibile… i vostri sospetti sono infamie… andate…
—Sta bene. Io non ho cuore, nè lena per garrire con voi.—Dopo ciò, senza minaccia, ma orribilmente tranquillo, le si accostò domandandole a voce sommessa: «Potrei io sapere, come in articulo mortis, se fra questi vi è alcuno che sia mio figlio?»