—Giacomo, voi avete parlato una stolta parola. Tutti sono figli vostri…

—Sì, certo, così va detto. Pater est quem justae nuptiae demonstrant; tale almeno dichiara lo jus civile, che fu fabbricato proprio qui in Roma; e il pretore mi condannerebbe a far loro le spese. Padre sono, ma per presunzione di diritto:—padre sono, ma buono per darsi alle bestie. Gran danno che non costumino più gli spettacoli dello anfiteatro Flavio! Non importa; in ogni luogo occorrono travi, alberi, e pozzi, e fiumi.—La sua voce si animava, e al pallore mortale sopra le sue guance subentrava un vermiglio febbrile, e proseguiva:

—Potrei vendicarmi! Ma quando la vendetta ebbe mai virtù di ridonare la perduta felicità? Misero, potrei rendervi misera:—ecco tutto! Il mio cibo nella vita è stato bastantemente amaro per farmi aborrire di tuffarlo per di più nel sangue. No… no… io non voglio vendicarmi… anzi dal cammino della vostra vita io mi torrò come un tronco, impedimento a cui passa… e voi proseguirete dove il cuore vi chiama. Non vi prego a rammentarmi perchè non me ne importa, e voi nol fareste; neppure v'invito ad obliarmi perchè me ne importa anche meno, e questo farete molto bene da voi. Doglia di morto dura finchè non si asciugano le lacrime, e queste si asciugano presto;—e pei mariti di rado si piange. Ma io ho amato queste creature, le ho credute parte di me, e doverle staccare adesso dalla mia affezione mi pesa… ve le raccomando, donna Luisa… se non posso considerarle nate da me, ricordatevi che sono nate da voi.—Certo in questa ora suprema mi sarebbe tornato di conforto grande accostare le labbra sopra una fronte, che fosse sangue mio. Le mie lacrime ormai non saranno piante più per nessuno; torneranno indietro a piangermi sul cuore… amare… gravi… ma brevi. Addio; vi desidero che gli anni vi passino senza rimorsi, e un nuovo marito degno della vostra fedeltà…

Luisa non aveva osato inacerbire la esaltazione di Giacomo con parole di contrasto, e di rampogna. Ora vedendo come gli s'infiochisse la voce, e quasi gli diventasse piangente,

—O figli… abbracciatelo… fategli sentire s'egli è vostro padre, disse affannosa accennando ai fanciulli…

I fanciulli, obbedienti alla parola materna, si mossero ad un tratto; e quale attaccandosi ai lembi della veste faceva prova di attirarlo verso la madre, quale gli stringeva le ginocchia, e quale s'ingegnava salire sopra una seggiola per poterlo abbracciare al collo. Giacomo, ridivenuto tranquillo, si sciolse da loro esclamando:

—Riparate al seno di vostra madre. Infelici! Non sapete che i Cènci avvelenano col fiato?… Addio… e addio per sempre.

E sparì. Il suono dei suoi passi s'intese precipitoso giù per le scale. Luisa si slanciò al balcone, e con la sua voce più lamentosa esclamò:

—Giacomo! Giacomo!

E lo ripetè più volte; ma Giacomo fugge in balìa della feroce passione che lo trasporta. Allora nella egregia donna l'amore vinse ogni risentimento, e, gittatasi addosso una mantiglia, proruppe fuori di casa in traccia del suo consorte. Ella aveva percorso diverse strade, quando tra per la fatica, tra per lo affanno sentendosi venire manco la lena, le fu forza sostare, e assidersi sopra il muricciòlo di un palazzo. Guardandosi poi attentamente dintorno conosce cotesta essere la dimora di monsignore Guido Guerra: levò gli occhi in su, e vide lume. Sapendo cotesto prelato familiare di casa Cènci, e di Giacomo intrinsecissimo, parve a lei che la Provvidenza l'avesse quasi per mano condotta colà; onde fattasi coraggio salì le scale, e, tenuto dietro allo staffiere, senza aspettare che l'annunziasse, penetrò nella stanza, e rinvenne Monsignore in compagnia di due uomini, uno dei quali le giunse noto, comecchè in quel subito non ricordasse in qual parte lo avesse incontrato: esitò un momento; ma poi, sospinta da smaniosa angoscia: