e nella Bacch. di PLAUTO l'altro, concepito:
Tam frictum ego illum redeam quam frictum est cicer.
[8] «Imperciocchè anco le preghiere sono figliuole di Giove: zoppe,
grinzose, e guerce degli occhi; e queste andando dietro la
ingiuria la emendano. La ingiuria è gagliarda, e di piè fermo
passa per tutta la terra offendendo, ed esse le tengono dietro, e
medicano i di lei danni. Ora, chi rispetta le figlie di Giove
allorchè gli si accostano, questo sarà vicendevolmente assai
giovato da loro, ed esaudito quando ei prega; ma se alcuno le
rigetta, ed ostinatamente le recusa, allora queste andando pregano
Giove Saturnio che la ingiuria persegua colui acciocchè, offeso,
paghi la pena della sua durezza». OMERO, Iliade, lib. IX.
[9] «In ogni tempo, in ogni contrada i patrizii hanno perseguitato
implacabilmente gli amici del popolo; e se per caso alcuno ne
sorse nel grembo loro, sopra di questo particolarmente percossero,
studiosi d'incutere spavento con la grandezza della vittima. Così
periva l'ultimo dei Gracchi per la mano dei patrizii; ma giunto
dal colpo fatale, lanciò un pugno di polvere contro il cielo
prendendo in testimonio gli Dei immortali, e da quella polvere
nacque Mario. Mario, meno grande per avere sterminato i Cimbri,
che per avere abbattuto in Roma l'aristocrazia della nobiltà».
MIRABEAU, Mémoires, t. V p. 256.
[10] LUIGI BLANC. Storia della Rivoluzione di Francia, t. II, lib. 3.
[11] Giornali del tempo, e segnatamente il Débats.
[12] Quali per vetri trasparenti e tersi,
Ovver per acque nitide e tranquille
Non sì profonde, che i fondi sien persi,
Tornan dei nostri visi le postille
Debili sì, che perla in bianca fronte
Non vien men forte alle nostre pupille.
Paradiso Canto III.
[13] PLUTARCO, Vita di Temistocle. Il Visconte di Chateaubriand nelle sue Memorie, t.I. p. 290, scrive: «Quando un uomo domandava la ospitalità presso gl'Indiani, lo straniero incominciava il ballo del supplichevole. Un fanciullo toccava la soglia, dicendo: «ecco lo straniero!» Il capo rispondeva: «mettilo dentro». Lo straniero protetto dal fanciullo sedeva su la cenere del focolare. Le donne cantavano l'inno della consolazione … Questi usi sembrano imitati dai Greci. Temistocle presso Admeto abbraccia i Penati, ed il figliuolino dell'ospite. Ulisse in casa di Alcinoo implora Arete così: «nobile figlia di Resenore, dopo avere durato mali crudeli io mi prostro davanti a voi ec.». Compiute queste parole l'eroe si asside sopra le ceneri del focolare».
[14] Lo enimma dato da Sansone ai Filistei, diceva: «dal divoratore uscì il cibo, dalla forza venne la dolcezza»; ed accennava allo avere egli trovato un favo di mele nella bocca del lione morto. Giudici, C. IV.