[3] Scilla, racconta la favola, fu ninfa, e di lei innamorò Glauco dio marino; il quale non le potendo toccare il cuore ebbe ricorso a Circe maga, che gli compose certo suo filtro da mescolarsi con l'acqua della fontana dove la ninfa si bagnava. Scilla, entrata nel bagno, si trovò cangiata in mostro con sei bocche e sei teste, ed una cintura di cani le si cinse alla vita. (Odissea, lib. XII. v. 85 e segg. Eneide, lib. III. v. 424 e segg.) Il FLAXMAN, nelle sue composizioni della Odissea, rappresenta Scilla circondata da cani, e così pure si osserva negli antichi cammei. Questo vortice marino prossimo alla Sicilia, secondo che Pausania afferma (II. c. 34), col fragore delle sue acque imita i latrati dei cani.

[4] Dicesi che avendo Pausania, mosso da vergognoso appetito, mandato a prendere una fanciulla di Bisanzio, che aveva nome Cleonice, figliuola di genitori ragguardevoli e chiari, questi gliela lasciarono condurre da necessità costretti, e da tema; e che avendo ella pregato, prima di entrare nella stanza, che spento vi fosse il lume, inoltrandosi poscia all'oscuro, e tacitamente verso il letto in cui già Pausania dormiva, urtò non volendo nella estinta lucerna, e la rovesciò; e ch'egli destatosi con agitazione allo strepito, e sguainato un pugnale che teneva appresso, cominciò a dare dei colpi come se qualche nemico gli si facesse incontro, e ferì la giovane; la quale essendo morta per una tale ferita, mai più non lasciò poi riposare Pausania; ma frequentemente di notte gli appariva fra il sonno in forma di larva, e con impeto di collera gli diceva un verso eroico di questo significato

Va all'ultrice giustizia, che ti aspetta; Male assai grande è agli uomini la ingiuria.

Per un'azione siffatta male potendolo sopportare gli alleati, andarono insieme con Cimone ad assediarlo; ma Pausania se ne scampò fuori di Bisanzio, ed agitato, per quanto si racconta, da quel fantasma, rifuggissi ad Eraclea nel tempio Negromantico; e chiamando quivi l'anima di Clèonice, supplicavala di volere deporre lo sdegno: ella però comparitagli, disse che ben tosto liberato sarebbe da ogni male come giunto fosse in Lacedemonia; alludendo, com'è probabile, a quella morte, ch'era quivi per incontrare. PLUTARCO, in Vita Cimonis. Che poi questo spettro comparisse a Pausania ogni qual volta si affacciava alla superficie delle acque, si ricava dal Dizionario infernale alla parola Idromanzia.

[5] Semplice traduzione di due versi di Condorcet, giustiziato nella prima rivoluzione di Francia:

Ils m'ont dit: choissis être oppresseur, ou victime.
J'embrassai le malheur, et leur laissai le crime.

[6] ………. in un col latte
T'imbevvi io l'odio del patrizio nome;
Serbalo caro; a lor si dee, che sono
A seconda dell'aura o lieta, o avversa,
Or superbi, ora umili, infami sempre:

disse il conte ALFIERI nella Virginia.

[7] Suburra che fosse lo diremo in latino, valendoci delle parole altrui: «Erat regio (Romae) in qua meretricium diversoria erant: quae ob id Suburranae dicuntur a poetis». Thesaur, ling. latin. t. IV.—In Roma poi vendevansi ceci e noci fritte, e di questo cibo assai si mostrava vaga la plebe. Nell'Arte Poetica di ORAZIO troviamo il verso 249, che dice:

Nec si quid fricti ciceris probat, et nucis emptor;