Volgiamoci all'Adriatico, poichè da questi luoghi si scorgono entrambi i mari; colà si levano ancora le torri di Ancona, le quali una volta rammentavano disperata difesa cittadina, ed esoso nemico respinto; oggi poi ricordano gemino stupro, e invendicato da gente, che si nutrisce di vergogna come di pane. Cesena richiama alla mente la strage nefanda ordinata dal Cardinale di Ginevra. Giovanni Acuto, soldato di ventura, sentì ribrezzo dello indistinto eccidio; ma il sacerdote furibondo urlava: «Sangue; io voglio sangue, e siano morti tutti»[10] O Cardinale, tu a buon diritto ti guadagnasti la porpora vermiglia.
Poco più oltre ecco Senigaglia, che dura famosa nel mondo pel modo tenuto dal duca Valentino, il truce bastardo di Alessandro VI, per ammazzare i Baroni della Romagna[11].
Così, sia che tu ti volga alla diritta, o alla sinistra sponda, i mari d'Italia gridano lungo i liti: tradimento!
Da Rocca Petrella guardando a oriente vedi le acque del lago Fucino: esse dormono adesso simili a quelle del mare morto. Un giorno furono piene di stridi feroci, di aneliti, e di stragi. Claudio, sazio delle morti del circo, qui volle letiziare i suoi occhi con lo spettacolo di una battaglia navale, e trovò tremila uomini, o piuttosto belve con la faccia umana, che consentirono a trucidare, e ad essere trucidati pel piacere dello Imperatore; nè già con ira, o imprecando sul capo di lui le furie, ma lieti e salutanti[12]. Così l'antica Roma ebbe più schiavi disposti a morire per la ricreazione di un tiranno, che Roma moderna cittadini per la libertà della Patria!
Basta.—Addietro visioni che spaventate l'anima agitandola.—Cessa una volta, spirito infermo, di scuotere davanti a te stesso la camicia insanguinata della umanità. Il gran Cieco inglese renunziò a dettare la storia della Ettarchia sassone sul fondamento, che tanto valeva scrivere quella degli avvoltoi; io avrei voluto sapere, che cosa gli fosse sembrato scrivere raccontando quella degli uomini[13].
Sopra tutto questo mare di rovine la basilica di San Pietro Vaticano con la sua croce in cima alla palla, pare che galleggi come l'arca di Noè.—Perchè non ha ella salvato il genere umano, e perchè non rinnuovò il patto dell'alleanza della terra col cielo?—Di cui è la colpa?—Un'altra volta forse lo dirò, non certo nuovamente, ma inutilmente sempre. La Esperienza, che scrive la storia, si assomiglia alle figlie di Danao affaticate a riempire le botti senza fondo. L'universo è un fiume, e la umanità spensierata sta sopra le sponde a guardare scorrere le acque: può egli l'uomo rammentarsi dei flutti dell'anno passato, o può farne suo vantaggio? Così passano gli eventi irrevocati dalla memoria, sterili di virtù.—
I miei personaggi da Tivoli seguitando la via Valeria si ridussero a Vicovaro, ove a cagione del caldo grande e della via malagevole ebbero a soffermarsi, e con quanto cruccio del Conte Cènci non è da dire, il quale invano tentò di spingersi innanzi. I cavalli trafelati non obbedivano a frusta nè a sprone. A vespro ripresero il cammino, e pervennero alla osteria della Ferrata ov'è mestiere lasciare le carrozze, e salire il monte su cavalli e su muli. Il Cènci scese, e chiamato l'oste lo interrogò se avessero dalla Petrella mandato somieri per prenderlo.
—Io non ho visto muli, rispose l'oste con faccia brusca.
—Ma non si trattenne qui, passando, un mio fante che ha nome Marzio?
—Non so di Marzio, e non ho veduto marzi, nè aprili.