Il principe, ostentando fermezza, riprese:

—In quanto a pensarvi andate franco, chè io vi ho pensato delle volte più di mille: rispetto poi alle prime mosse, io vo' che sappiate non essere mica questo il primo palio che corro.

—Lo credo senza giuramento: e allora fatevi qua, e ragioniamo di proposito. L'arte di manipolare i veleni non si trova più in fiore come una volta: della più parte dei tossici stupendi, noti ai nostri virtuosissimi padri, noi abbiamo perduto la scienza. I principi Medici di Firenze si sono molto lodevolmente affaticati intorno a questo ramo importantissimo dello scibile umano; ma, se consideriamo la spesa, con poco buon frutto. Qui, come altrove, corre lo invitatorio del Diavolo: de malo in peius venite adoremus. Ecci l'acqua tofana; buona a nulla per un lavoro a garbo: cadono i capelli, si staccano le unghie, i denti si cariano, la pelle vien via a stracci, e tutta la persona si empie di luride ulcere—sicchè, come voi vedete, ella lascia dietro a se tracce troppo manifeste e diuturne. L'adoperò sovente la buona memoria di Alessandro VI; ma a lui poco importava si lasciasse dietro le tracce. Per me faccio di berretta ad Alessandro Magno; col ferro si taglia netto ogni nodo gordiano, e ad un tratto…

—Ohimè, il ferro! O che non lascia dietro a se traccia il ferro?

—Una volta ci era un re, e si chiamava Eduardo II, il quale avendo di se, o di altri un figliuolo, amoroso a un dipresso come voi, ebbe le viscere forate ed arse per suo comandamento, senza che ne rimanesse vestigio. Curioso trovato in fè di Dio![1] Ma chi vi consiglia di tenere nascosta la morte di donna Costanza? Anzi la dovete palesare, e voi dirvene apertamente autore.

—Conte, voi burlate….

—Non burlo io; anzi parlo del miglior senno che io mi abbia. Non avete voi mai letto le storie, almeno le romane?—Sì, le avete lette. Or bene; e a che pro leggete libri, se non ne fate vostro vantaggio per ben condurvi nel mondo? Rammentatevi la minaccia di Tarquinio a Lucrezia: egli, dove non gli assentisse la moglie di Collatino, le dichiarò l'avrebbe uccisa, e poi messo al fianco uno schiavo trucidato, pubblicando averla sorpresa nel turpe adulterio, e morta per giusto dolore della offesa fatta al parente, per vendetta della sacra maestà delle leggi; con altre più parole assai, che si costumano dagli uomini sinceri. Così voi, nè più nè meno, vi avete a ingegnare di cogliere in fallo la Principessa con qualche suo drudo, e ammazzateli entrambi. La gravità della ingiuria scusa la strage: nel Codice (non mi rammento la pagina, ma cercate e troverete) hanno ad essere leggi, che scolpano in questo caso il misfatto…

—Ma io, rispose il Principe visibilmente imbarazzato, non so bene s'ella si rechi in camera i suoi drudi.

—O dove volete, ch'ella li conduca?

—E poi, coglierli per l'appunto su l'atto reputo impossibile.