—Come! tu vedesti un serpente lungo un miglio?
—Il diavolo era rimasto nella forma ultima, che aveva preso nelle sue tramutazioni. Quella del serpente non era stata l'ultima.
—Dunque, o che figura aveva egli?
—Quella di talpa lunga due palmi compresa la coda…
Uno scoppio immenso di risa proruppe da tutta la brigata, sicchè il vecchio ne rimase sconcertato. Preso da cruccio, si avviluppò nel tabarro brontolando:
—Già voi siete eretici; e un giorno o l'altro vi accorgerete voi, che cosa significhi fare i banditi senza un po' di religione.
NOTE
[1] Nella Storia delle Rivoluzioni d'Italia degli anni 1847-1848-1849 del GENERALE PEPE viene attribuito al Salviati. Veramente cosiffatta osservazione è troppo più antica; e troviamo nelle Storie di TITO LIVIO screditati i Galli, come quelli che costumavano: ridendo frangere fidem. Però nè antichi, nè moderni esempii nostrali mi avrebbero persuaso a muovere questa querela grave, ma pur troppo meritata da un Popolo necessario così alla dannazione come alla salute del mondo, laddove in opera parzialissima alla Francia io non leggessi queste parole, che ho citate altra volta: «I Galli si dilettarono di buona ora a gabbare, come dicevano nel medio evo. La parola per loro non aveva nulla di serio: promettevano, poi schernivano, e così terminava ogni cosa!» Tristo giuoco, nel quale hanno troppo più scapitato che guadagnato. Deh! che anche per cotesto Popolo grande il giorno del giudizio non venga dopo la morte!
[2] «Quando non ti possono far bene, tel promettono; quando te lo possono fare, lo fanno con difficoltà, o non mai: sono inimici del parlare romano, e della fama loro». MACCHIAVELLI, Della natura dei Francesi. Il detrattore nostro è LAMARTINE: di lui soventi volte mi dolsi, e mi dolgo; molto più che non emendò uomo di stato le colpe del poeta. Costui bandì impedire ogni intervento straniero a danno dei Popoli, i quali si rivendicassero in libertà; e poi nella sua Storia della Rivoluzione di Francia del 1848 sostenne, la Francia non potere in conto alcuno patire la formazione di uno stato grande fra l'Austria e lei. Vieta politica, scusabile forse ai tempi del cardinale Richelieu, ed ostentata dal poeta per figurare di saperne. La costituzione del 1848, composta sotto gli auspicii di questo poeta, statuì, il Popolo francese non dovere far mai guerra contro la libertà di verun Popolo, e l'Assemblea francese assunse la impresa contro Roma; e questa fu brutta sequela di bruttissime ed antichissime ingiurie. Qual maraviglia pertanto che altri non rispettasse questa costituzione, se tanto poco mostrarono rispettarla quei dessi che la fecero? Provammo la Francia sotto tutte le sue trasformazioni politiche; è lecito tuttavia confidare in lei?—La condizione nostra mi sembra piena di dubbiezza; conciossiachè se la Francia non ci aita, quale altro Popolo lo voglia, e lo possa io non saprei vedere: e per altra parte deve sperarsi che la Francia senta la vergogna, e il pericolo della sua decadenza, non meno che il bisogno di riunire in un fascio i Popoli occidentali, per opporli agl'intenti a cui mirano i Settentrionali con miracoloso accordo.
[3] Gli ruscelletti, che dei verdi colli
Del Casentin discendon giuso in Arno
facendo i lor canali freddi, e molli,
Sempre mi stanno innanzi, e non indarno,
Chè la immagine lor vie più mi asciuga,
Che il male ond'io nel volto mi discarno.
DANTE, Inferno, C. XXX