—Orazio… vi chiedo perdono… io non credeva…
—Credessi, o non, credessi, impara che non istà straziare, la canzone a cui la canta: veramente la mia poesia non vale la tua voce; ma ad ogni modo, senza i miei versi come sapresti far sentire i tuoi canti?
Il garzone, per torsi d'impaccio a rispondere, sciolse una nota limpidissima. Orazio non ebbe coraggio interromperlo, ed egli continuò:
_Correte alle poste,
Chè scende il cignale
Non venne l'uguale
Pei boschi a stormir.
Avventa le zanne,
Atterra lecciòli.
Nocciòli,—corniòli,
Fa il bosco tremar.
Per setole ha stecchi,
Ha fiamme per occhi:
Nessuno mi tocchi,
Grugnando egli va.
Le belva percosse
Del mostro allo strido,
Disertano il nido,
I figli, e l'amor.
I colti devasta
Così, che ai bifolchi
Par corsa nei solchi
La fiamma del ciel.
Le macchie salvate,
Ai campi accorrete,
Battete—uccidete
Quel verro crudel.
La carne del verro,
Un rubbio ben pieno
Di gran saraceno
Il premio sarà.