—Beatrice, vaneggi? Per fare quello che suggerisci essi non hanno mestieri dei tuoi consigli… e sono capaci da non lasciarti neanche gli occhi per piangere…

—Tacete, Padre mio; voi non pensate qual pericolo vi pende sopra la testa: lasciatemi favellare.—Noi vi pagheremo questo tesoro, purchè lasciate che con noi venga il Conte: egli si legherà per fede a sborsarvi il danaro di qui a dieci giorni. Se non vi basta la sua promessa aggiungerò la mia, e la conformerò con giuramento; che dalla parte di mia madre mi vennero moneta, e gioie in buon dato. Se neanche questo vi basta, tenete me in ostaggio, e lasciate andare il Conte: io sono giovane e sana, egli vecchio ed infermo. Pensate alle vostre famiglie,—pensate alla contentezza di mangiar pane non immollato nel sangue… ai figliuoli che avete… a quelli che potrete avere… ai vecchi padri pieni di necessità… affamati davanti lo spento focolare…

—Via—interruppe una voce imperiosa; ma Orazio rispose:

—Lasciamola parlare: udiamo fino in fondo… che molte cose buone mi pare che le dica.

—Sentite, proseguiva Beatrice, se strascinate via il Conte voi ve lo troverete ammazzato fra le mani; voi non guadagnerete nulla, perchè quelli che vi hanno condotto non vogliono la moneta, ma il sangue di un povero vecchio;—e poco scampo vi rimarrà dalla forca, che le corti di Napoli e di Roma, mosse dalla fama del personaggio e dalle aderenze potenti, v'inseguiranno come lupi di macchia in macchia, e vi converrà morire di laccio, o di piombo. Dopo Sisto V, quale spelonca è rimasta ignota? Qual ròcca inespugnata?—Come finì il Cavaliere dei Pelliccioni? Impiccato. Come Marco Sciarra? Impiccato. Come il signor Duca di Amalfi? Impiccato; tutti impiccati comecchè potentissimi. Sappiate dunque adoperare la occasione che la fortuna vi mette fra le mani…

La fanciulla favellando caldamente incominciava a insinuarsi nello spirito dei banditi, in ispecie in quello di Orazio; e dove poco più le fosse stato concesso parlare gli avrebbe svolti tutti, se Marzio, comprendendo il pericolo, non avesse mandato Olimpio a qualche distanza a sparare lo archibugio. La botta empì di sospetto i banditi; e Marzio allora, per maggiormente spaventarli, gridò con quanto fiato aveva in gola:

—Maledetti! Egli è tempo questo da sentir cantare la calandra?…
Alla foresta! alla foresta!—La corte ci è sopra.

E Olimpio, correndo, urlava a sua posta:

—Salva… salva… la corte ci è sopra.

—Il Conte… portate il Conte…