Questo baleno durò per così lungo spazio di tempo, che il Conte attribuendo la dimora a nuova malizia del garzone, sempre più s'inviperì contro di lui, e dispose dargli tale ricordo, che se ne potesse rammentare per un pezzo. Tornò alla fine il ragazzo simulandosi ansante come chi viene in fretta, e portò due candelieri di singolare fattura: erano due mani scarne, che reggevano le candele accese; i lini per imbandire la mensa, e di più ragioni vivande accomodate squisitamente, e in copia da bastare a dieci: dispose ogni cosa con accortezza sopra la tavola, procurando starsene lontano quanto meglio poteva dal conte.—Questi spiava il modo di mettergli le mani addosso; ma il garzone, svelto, si cansava a guisa di mosca sul muso dello alano, che gli svolazza fastidiosa ed assidua pel naso, per le orecchie, e per gli occhi; e quando sbuffando avventa le zanne fugge via, ed egli morde l'aria. Don Francesco allora, traendosi di tasca un ducato, gli disse:

—Vieni qua, figliuolo, come ti chiami?

—Chiamatemi come vi pare, Eccellenza…

—Ma un nome devi averlo; non ricevesti tu il battesimo?

—Sarà; sebbene avessi a trovarmici presente, pure non me ne ricordo… Ah! aspettate; ora sì che mi viene in mente; mi posero nome Onorato…

—Onorato! E' pare, che per metterti cotesto nome il tuo compare non consultasse l'astrologo.

—Così diceva ancora io; ed anche se prima di battezzarmi avessero sentito il mio parere, non avrei permesso simili bugiarderie.

—Va, tu mi piaci; siete tutti concettosi voi altri: prendi questo scudo, che te lo dono.

—Ed io non lo voglio…

—Perchè?