Giù a piè del colle, accanto al torrente delle acque perenni dove la forra si chiude più ombrosa, mezzo celata tra le fronde degli olmi s'innalza una cappelletta ufficiata da certo santo Eremita, a cui veruno afflitto cuore ricorse mai invano. Egli, richiesto, consente ad unire in matrimonio Beatrice e Guido. Ella tende la destra, e maravigliando forte non essere prevenuta, chiede la destra di Guido; ma questi si ricusa, e la tiene nascosta sotto la cappa. Ella insiste: alla fine arriva a impadronirsene; la sente umida, e viscosa: ritira la sua spaventata, e se la vede, ahimè! intrisa di sangue: che sangue è questo? dimmi…. Guido sparì, sparì lo Eremita; ella si trova circondata da uno inferno di tenebre.

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Un lieve tocco sospinge la porta; ecco si muove silenziosa sopra i cardini: prima il capo;—poi il petto;—finalmente tutta la persona apparisce di un uomo canuto, avvolto dentro ampia zimarra, col tòcco rosso sul capo.—È il Conte Cènci strascinato dal destino. Tende l'orecchio… ascolta… l'alito di Beatrice. Appoggia il corpo intero sul piede di dietro, muove cauto l'altro, e sempre va innanzi; si ferma in fondo al letto.

Beatrice ha chiuso gli occhi a sonno travagliato, e agitandosi irrequieta si è scomposta la chioma, che le sta vagamente sparsa pel seno divino.

Egli la guarda. La vista di forme così stupendamente leggiadre rallegra l'anima; chè rosa e donna, quanto meno si mostrano tanto più appaiono belle…

Che ardisce costui? Non basta, ed è anche troppo, vedere quel seno che palpita?

Prassitele scolpì due Veneri: una velata, l'altra ignuda. Quei di Gnido comperarono la nuda, modellata sopra le membra di Frine; per la qual cosa ritenendo ella più della cortegiana che della dea, venne laidamente contaminata, e la religione della divinità si dipartì dal simulacro; ma i cittadini di Coo acquistarono la Venere velata, sicchè n'ebbero fama di pii, e lunga si produsse la devozione pel tempio di loro. Quivi convennero tutti, giovani e vecchi; i primi perchè la vedevano pudicamente leggiadra; gli altri perchè leggiadramente pudica[6].

Il truce vecchio stende le scarne braccia, e trae a se cautissimo i lini. I tesori di coteste membra appaiono manifesti… di coteste membra, che lo stesso Amore avrebbe velato con le sue ale agli occhi di uno amante.

Cheta, cheta la porta della stanza torna di nuovo a volgersi sopra gli arpioni: entra un altro uomo, e si ferma:—guarda… stupisce… e non ravvisa il Conte al fioco chiarore del lume, che veglia fra loro, egli solo innocente. Il Conte lussuriando per ogni fibra, trema; gli occhi gli si aggrinziscono a modo di vipera: una striscia di fiamma di etico gl'imporpora il sommo delle gote; lascia cadersi giù dalle spalle la zimarra, e appaiono le pallide membra del vecchio… piega un ginocchio sopra la estrema sponda del letto, e delirante si curva protendendo le mani…

La grande rabbia di amore sconvolge l'anima di Guido; però che il nuovo venuto sia Guido: prima di volerlo si è trovato nella mano ignudo il coltello.—Il Conte intende un fremito alle spalle, e volge la testa. Guido ha scagliato dentro gli occhi del vecchio un baleno, ch'è morte. Il Conte atterrito lascia le tende, ma Guido lo arriva con uno slancio… lo ghermisce per le chiome incanutite nel delitto.—Il Conte apre la bocca con una contrazione convulsa… prega egli, o minaccia? Invano: il ferro fulminando gli squarcia la gola, gli rompe le arterie, e così profondo gli penetra nel petto, che non può profferire la parola.—Vacillò… rovinò… percosse aspramente sul pavimento gorgogliando dalle aperte fauci sangue a rivi, e un borbottìo confuso.—