—Brutto… Giuda… Scariotte.
Intanto il biscazziere, per la gran voglia di udire, aveva insinuato la estremità dell'orecchio fra i denti di Olimpio, che stringendoli senza sforzo potè mordergliela. Olimpio spirò, il biscazziere gridò; ed entrambi rimasero in atto, quegli di confidare, questi di accogliere un segreto. Recuperato ch'ebbe il suo orecchio dai denti del morto, il biscazziere prese a stropicciarselo piano piano per mitigarne il dolore; poi saltellò velocissimo, in guisa che parve radere la terra, in certo vicolo oscuro posto nel bel mezzo della città; e quivi senza adoperare cautela alcuna, poichè la notte, diventata profonda, non permetteva che lo potesse vedere persona, battè in modo particolare alla porta segreta praticata nella parte postica di un palazzo. La porta si aperse, e si richiuse guardinga, e quieta come la bocca della volpe che divora una gallina.
Alla dimane, prima che l'alba spuntasse, Marzio fu al molo; e non trovando per quel momento altro legno in procinto di prendere il largo, tranne una tartana la quale faceva vela pur Trapani, presto si aggiustò pel nolo col padrone; e già saliva la scala per mettersi in barca, e già era salvo, quando il mantello rosso gli cadde in mare. Bisognò che i marinari calassero il raffio per riperscarlo: non venendo loro fatto di agganciarlo subito, si riprovarono anche una volta e due. Mentre così perdono fatalmente tempo, ecco apparire alla lontana uno stormo di corvi, e piegare difilati contro la barca. Marzio con la sua vista acutissima aveva di già sbirciato il biscazziere; e questi, non meno sparvierato di lui, aveva scoperto il mantello rosso, e chi lo portava.—Marzio si affaccendò a gridare che lasciassero andare il malaugurato tabarro, e salpassero senza indugio; ma ormai era troppo tardi.
—Ferma la barca per ordine del Vicerè.—
La barca rimase come impietrita, e gli sbirri arrampicandosi giunsero in tempo ad afferrare Marzio per le falde giusto in quel punto, che stava per precipitarsi dentro al mare.
—Dio non vuole!—esclamò Marzio, e si lasciò legare senza contrasto. Per non fare accorrere gente, e non muovere rumore a cotesta ora matutina, gli sbirri, seguendo l'antico costume di operare le cose loro a chetichella, gli gettarono addosso il tabarro rosso dopo averne strizzato l'acqua, cuoprendogli così le braccia ammanettate. Due sbirri, uno di qua l'altro di là, lo accompagnavano in sembianza di servitori: gli altri seguivano alla lontana.
Il bargello, rimasto addietro sul molo, gridò:
—Oe della tartana!—Potete andare a buon viaggio.
———
—Eccellenza! gli sparvieri tornano con la cacciagione.