—E quando anche, esempli grazia, non fossero gente di male affare, quando il Padrone vuole che tu strozzi, e tu strozza. Vicario mio la obbedienza è santa.
—Sicuro! Credono, i gaglioffi, che la Giustizia pesi a bilancia: è un errore: ella pesa a stadera, ed ha due romani come aveva due staia Burraschino il biadaiolo, che andò in galera per misure false.—Carmina, colomba mia, fa' di portarmi subito il cioccolatte e i biscotti, perchè tu intendi che stamani mi tocca a fare petto di bronzo; ed io ho provato, che se sto digiuno mi casca il cuore.
—Anima mia, andate al banco che vi accomodo in un baleno…
Il Vicario andò nella stanza dell'uffizio; si adagiò gravemente nel seggiolone, di cui la spalliera gli sopravanzava la testa un palmo avvantaggiato, e subito diè di piglio al campanello. Quasi nel punto stesso, da diversi lati si apersero due porte; da una entrò la moglie Carmina con la cioccolata e i biscotti; dall'altra il Bargello con Marzio ammanettato, e coperto col mantello rosso.
Carmina di dietro alla spalliera del seggiolone sbirciò Marzio, e le parve, come veramente era, bellissimo uomo, comecchè pallido, e scarno oltre il dovere. Però nel cuore suo di donna il capitale della compassione crebbe venticinque centesimi per cento, mentre in quello dell'uomo astioso per la medesima causa calò un franco intero.—Il male è più sensitivo del bene.
—Capitano!—chiamò il Vicario, e il Bargello gli si accostò con certa ossequiosa dimestichezza.—Capitano!—gli domandò il Vicario sommesso nell'orecchio—avete badato ad ammanettarlo con sicurezza?
Il Bargello spinse in avanti la mascella inferiore; e alzato il labbro di sotto, parve, mercè cotesto atto, che volesse dire:
—Ce ne fosse!
—E non vi è pericolo che quel ribaldo, con uno strettone?…—E il bargello ripetè il segno.
—Posso dunque vivere tranquillo?—continuava il Vicario.