—Nèh!—rispose il Bargello scuotendo forte la lesta—l'ho legato io…
Allora il Vicario, addentata del biscotto la parte intrisa di cioccolata e rimettendo l'altra nella tazza, mentre masticava da due parti incominciò a dire:
—Dunque siete voi quel malfattore empio e scellerato, che dopo aver fatto correre sangue il Tevere e gli altri fiumi degli stati di Santa Madre Chiesa, non ha rifuggito di perpetrare omicidii atrocissimi nei paesi felicissimi di Sua Maestà Cattolica il re Filippo nostro signore,… e segnatamente l'ultimo nella decorsa notte, io non so se più bestiale o sacrilego, davanti la immagine benedetta della Santissima Vergine?—Qui, dato un altro morso al biscotto prosegue—Santissima Vergine. Noi altri faremo vedere ai vostri tribunali di Roma, che meglio vale incominciare tardi e durare un pezzo, che incominciare presto e presto smettere. Se Papa Sisto in quattro ore prima di andare a mensa fece prendere, processare, e impiccare un dabben giovane spagnuolo, costumato e cristiano, che dallo avergli ammazzato in chiesa quel suo lanzo in fuori si poteva dire propriamente uno agnellino di latte[2]; noi altri, dico, mostreremo che queste, e più mirifiche cose sappiamo mandare a compimento nella metà manco di tempo.—E intanto alternava morsi, e parole; sicchè vedendo che terminato il cioccolatte era rimasto quasi intero un biscotto, rivolse di repente il suo discorso al biscotto, favellando così: «biscotto! biscotto! credi che non abbia più cioccolatte per inzupparti?—Carmina, speranza mia, gratificami col propinarmi un'altra tazza di cioccolatte!»
Carmina via come il vento, e, curiosa di non perdere sillaba dello interrogatorio, come se n'era andata ritornò veloce portando la cioccolata.
Il Vicario, guardando Marzio, prosegue:
—Se in corte di Roma passò di usanza la salsa di forche e di mannaie, che Pasquino apparecchiò per Papa Sisto, ora questa voglia è incominciata a venire a noi. Già, si sa, le cose buone fanno il giro del mondo…[3]
Adesso, mangiati tutti i biscotti, conobbe essergli rimasta alcun poco di cioccolata nella chicchera; onde apostrofando la cioccolata, esclamò: «cioccolatte! cioccolatte! credi forse che mi manchi biscotto per inzupparti intero?» Carmina, fede mia, va, e portami un altro biscotto per terminare questo insolente cioccolatte.
Carmina adesso prorompe fuori del suo riparo dietro la spalliera del seggiolone, e, mettendosi entrambe le mani su i fianchi, rispose:
—Ma vicario, cuor mio, s'intende acqua, ma non tempesta! Continuando di questo passo sarà mestieri portarvi la pasta reale a manovella, e il cioccolatte dentro al bugliolo; e poi abbiatevi riguardo alla salute, chè il cioccolatte, quando è troppo, guasta lo stomaco, e genera malinconia: basta per oggi, cuore del cuore mio dolce. Non sapete che lo imperatore Carlo V per lo abuso, che ne fece, diventò matto?[4]—s'intende acqua, ma non tempesta! Da un pezzo in qua, gioia mia, voi mi parete diventato uno struzzo…
—E voi, sapete che cosa mi parete diventata da un pezzo a questa parte? Una… una… là… una cicogna.