—Tra un quarto di ora, mastro Giacinto, replicherai cum squasso: se frattanto volesse bere, dategli acqua e aceto; e sì dicendo faceva atto come di andarsene.

—Vicario!—chiamò Marzio con fievole voce, trattenendo le lacrime—se m'inducessi a confessare, potrei contare sopra una grazia?…

—Figlio mio, andandogli incontro premuroso, e ponendoglisi al fianco, il Vicario gli favellava dolcemente:—farò quello che posso: ti raccomanderò al Vicerè. Il signor Duca è magnanimo e cortese, e delle grazie donatore generosissimo.—Voi frattanto, ser Notaro, registrate che lo imputato ha proposto di confessare, ergo le accuse sono vere. Questo è un passo ormai acquistato al processo, e non si cancella più.—Dunque, figlio mio, dicevi?…

—La grazia, che domanderei, non è forse di quelle che immaginate voi…

—O dunque che cosa chiedi? Su, da bello, diletto mio; aprimi il tuo cuore intero, fa' conto di confessarti proprio a tuo padre.

—Confessati appena i miei falli, vorrei essere tratto subito a morte…

—Per questo non dubitare dell'ottimo cuore del Vicerè… e anche io ti aiuterò…

—Solo desidererei non fosse di corda, ma sì di scure… la morte mia…

—Se non vuoi altro!-interruppe maestro Giacinto, al quale non riuscì tacere, trattandosi di cose che toccavano tanto da vicino il suo mestiero—il Vicerè ha un'anima di Cesare in cosiffatte faccende…

—Silenzio!—gridò severamente il Vicario—non sono cose queste che ti riguardino…