—Mi pareva di sì… ma avrò sbagliato… perdonate,
Eccellenza…

—Senti; in quanto alla prima domanda, di essere mandato subito a morte, statti allegro, che la prendo sopra di me; intorno alla seconda poi bisogna consultarne il signor Vicerè: non è mica piccolo privilegio quello di farsi tagliare il capo! Qui cotesto privilegio appartiene ai nobili, che ne vanno giustamente gelosi: però, carissimo mio, per satisfarti in tutto ne muoverò espressa domanda al Vicerè.

Il Collaterale, sopraggiunto in mezzo allo amoroso colloquio, attendendo sempre a dare la spinta al Vicario per farlo cadere,

—Clarissimo don Boccale, gli disse, questo arbitrio potete benissimo torvelo; perchè, chi vorrà riguardarvi così sul sottile le costure, quando con la sagacità e solerzia vostre andate acquistandovi meriti ogni dì più luminosi presso sua maestà il Re nostro signore?

La insidia del Collaterale consisteva in questo: che dove per vanità avesse il Vicario offeso i privilegi dei nobili, presagiva vedere scatenati contro tutti i Seggi di Napoli. Ma il Vicario non era pesce da prendersi a coteste vangaiuole; per la quale cosa asciutto asciutto gli rispondeva:

—Signor Collaterale, voi mi farete la garbatezza di attendere a somministrare consigli quando vi saranno richiesti.—Orsù… dunque, figliuolo mio, parla… che cosa hai da dire?

Marzio aveva declinato il capo sopra la spalla destra; e, chiusi gli occhi, gli sfuggivano dagli angoli grosse lacrime non piante, ma traboccate per la piena dell'angoscia…

—Or via, insisteva il Vicario, da bravo, figlio mio, confessa… confessa…

Marzo sembrava assopito, e non rispondeva. Allora il Vicario gli compresse la scapola destra con ruvidezza: quegli abbrividì, aperse gli occhi e domandò dolorosamente:

—Che cosa volete?