—Veramente; dov'erano? Io per me non lo so.
—Io vorrei che mi chiarissero in che cosa, noi gentiluomini, differiamo dai popolani. Forse noi non bagna la pioggia, o non riscalda il sole? Forse non ci toccano i dolori; la nostra culla non è circondata di pianto; il nostro letto di morte non è assediato dai singulti? Possiamo dire alla morte, come al creditore importuno, tornate domani? Dormiamo meglio l'ultimo sonno dentro un sepolcro di marmo, che il popolo sotto la terra? Io vorrei che mi chiarissero un po' se i vermi, prima di accostarsi a rodere il cadavere di un papa o di un imperatore, gli fanno di berretta dicendogli: si contenta, santità? si contenta, maestà? Il mio ducato semina, e raccoglie contentezze? Amore non toglie via ogni differenza fra gli amanti?
—Cosi è: Ogni disuguaglianza amor fa pari, dice il poeta. Qualche cosa di simile cantò con la solita eleganza il signor Torquato Tasso, nella sua favola boschereccia: ricordatevene Duca?
—Oh Dio! e che cosa volete che io mi ricordi? Io non ho più memoria, nè mente, nè nulla. Per pietà, umanissimo. Conte, voi che avete senno ed esperienza di mondo, siatemi cortese a indicare un rimedio a tanta molestia!
—Mio caro, riprese il Conte ponendo la mano familiarmente sopra la spalla del Duca, porgetemi ascolto. Voi avete ragione…
—Sì?…
—E i vostri parenti non hanno torto. Voi avete ragione, però che fumo di nobiltà non valga fumo di pipa[4]. I vostri parenti non hanno torto perchè essi vedranno, come io vedo, qui dentro l'artifizio di femmina, per disposizione naturale o per suggestione altrui, sparvierata. Non vi stizzite, Duca voi veniste a consultare l'oracolo, e i responsi si hanno ad ascoltare quantunque non garbino. Quella che sembra a voi ingenua ritrosia, a me pare repulsa studiata sul fondamento, che gli ostacoli irritano le passioni. Poichè le cose vietate tanto più si appetiscono, così conta per avventura la donna sopra l'ardore dell'animo vostro, onde precipitarvi colà dove ella vi aspetta. Insomma, qui apparisce la rete tesa per trarre guadagno dalla fiamma che vi accende. Umana cosa è amare; lasciarne vincere dai ciechi moti dell'animo appartiene ai bruti. Quando io era giovane, ed attendeva a siffatte novelle, non si badava così al minuto. Un gentiluomo come voi, quando lo prendeva capriccio di qualche bellezza plebea, la persuadeva con danari ai suoi piaceri. Se repugnava, e questo so dirvi che accadeva di rado, almeno ai tempi miei, rapivala. Se il parentado latrava gli si gettava un pugno di moneta in gola, e taceva; imperciocchè il volgo abbai, come Cerbero, per avere l'offa. Quando la donna diventava fastidiosa, e questo avveniva spesso, con alquanto di dote si allogava; nè di partiti si pativa penuria, sì perchè coteste creature compiacendo alle voglie di un gentiluomo non saprei vedere in che cosa disgradino, e sì perchè bocca baciata non perde ventura, ma si rinnuova come fa la luna….
Il Duca fece un gesto di orrore. Il Conte, imperturbato, sempre più insisteva:
—No, figliuolo mio, non disprezzate il consiglio dei vecchi: io delle cose del mondo ne ho viste assai più di voi, e so come le vanno ordinariamente a finire. Badatemi, in grazia: io vi propongo un partito di oro. Voi vi mettete, per così dire, a cavallo al fosso. In primis voi riducete in potestà vostra la ragazza; e qui sta il tutto, o almeno la massima parte, e voi avete a convenirne; e poi, caso che la vi riuscisse o Clelia, o Virginia, o la Pantasilea, e allora sposatevela in santa pace, e buona notte, e buona guardia. Se potete schivare cotesto scoglio del matrimonio, fatelo per quanto le forze vi bastino; avvegnachè, sacramento a parte, il matrimonio sia proprio la fossa dello amore; l'acqua benedetta lo spenge: quel sì che egli pronunzia, ed è come il vagito dello imeneo, è anche a un punto l'ultimo sospiro dello amore in agonia: il matrimonio nasce dallo amore come l'aceto dal vino[5]; oltrechè fuggirete la indignazione dei parenti, e le dicerie del mondo, che non è poco guadagno. Voi mi direte che e' sono morsi di zanzare, ed io ve la do vinta; ma quando le zanzare si avventano a migliaia vi conciano il viso, che Dio ve lo dica per me; e non possiamo trarre guai delle ferite ridicole e non pertanto moleste: i quali tutti fastidii un uomo discreto cercherà sempre, potendo, evitare.
—No, Conte, no; io vorrei darmi piuttosto di un coltello nel cuore…