—Ma parmi, che ve ne siate chiarito con le vostre mani abbastanza.
Altri nel medesimo tempo, con pari diligenza e improntitudine maggiore, ricercavano Lucrezia e Bernardino, i quali sbigottiti lasciavansi fare, e piangevano. Certo sozzo, e avvinazzato sbirro si attenta stendere la mano sul seno della Beatrice; ma questa, prima che lo arrivasse, gli lasciò andare su la guancia un potentissimo schiaffo. Proruppero in risa i compagni, e taluno consolandolo gli disse:
—Guanciate di femmina non fanno sfregio.
—Canchero! Sgraffia la gatta, rispose il birro simulando allegria; e
Beatrice allora, senza sdegno, alteramente parlò:
—Persone infami non hanno diritto di mettere le mani addosso a gentildonna romana: mi chiamo pronta a seguitarvi dove comanda monsignore Taverna; ma voi procurate starvi lontani da me.
Nel punto stesso un altro sbirro, fetido di tabacco e di lezzo, pretendeva frugare donna Luisa, che lo guardava in molto truce maniera; senonchè il bargello lo ammoniva:
—Rimanti, Piero; chè non ho ordine per lei…
Intanto i fanciulli, desti al rumore, nelle contigue stanze spaventati piangevano, più degli altri il lattante; sicchè quinci usciva un suono, che percuoteva le anime di pietà e di dolore. Donna Luisa, tra lo amore di moglie e lo amore di madre perplessa, esitò uno istante; alfine cede al grido maggiore della natura, e muove ad acchetare i figli, e a porgere la mammella al pargolo. Uno sbirro leva la spada, e, puntatagliela al petto, grida:
—Non si passa.
Donna Luisa guarda fisso negli occhi lo sbirro, e così gli favella: