—Signori! Che io non venissi educata a siffatti orrori, non importa che dica; vi parlerò ingenua come il cuore mi detta, e voi scuserete la insufficienza mia. Di poco oltrepasso i sedici anni; me educarono la santissima madre mia donna Virginia Santacroce, e donna Lucrezia Petroni femmina preclara per pietà; nè gli anni miei, nè gl'insegnamenti altrui persuadono a sospettare in me gli atroci delitti i quali appena s'incontrano nelle Locuste, ed in altre famose colpevoli, che pure mano a mano s'indurirono a misfare. Posto eziandio che la natura avesse voluto creare in me un prodigio di perversità, considerate, di grazia, come la indole atroce tanto non possa celarsi, che in parte almeno non trapeli, per così dire, novizia, prima che stampi profonde le orme nel sentiero della maledizione. Ora quale io mi sia stata, e come io abbia vissuto, vi sarà facile conoscere interrogando gli amici, i parenti, e i servi di casa. La mia vita è libro che si compone di poche pagine; svolgetelo, consideratelo attentamente, e tutto. Poi, se non prendo errore, mi sembra che per giudicare con discretezza le azioni umane faccia di mestieri avvertire le cause, che possono averle per avventura persuase. Qual fine pertanto immaginereste voi, che mi muovesse a così enorme delitto? Cupidità di averi? Ma la più gran parte dei beni di casa Cènci vincolati a fidecommisso credono al maggiorasco. Dei benefizii, delle prebende, e di uffici altri siffatti non si avvantaggiano le femmine. A me era ignoto, che il mio defunto genitore avesse per testamento disposto dei beni liberi a favore di luoghi pii: morendo di morte violenta ed improvvisa, doveva supporlo intestato; e da questi beni del pari, come femmina, mi avrebbero escluso le leggi. La mia sostanza mi viene dalla madre, che il padre non poteva tormi; e, tra doti e stradotali, ho sentito dire che sommi a quarantamila scudi: sicchè vedete, che avarizia non ci può entrare. Io non nego, anzi confesso, che mio padre mi facesse passare giorni pieni di amarezza, e… ma religione vieta ai figli volgersi addietro a riguardare la tomba paterna per maledirla, onde io mi astengo da mettere troppe, e non degne parole su questo: bastivi tanto, che volendo sottrarmi alle diuturne sevizie, e procurarmi meno tristo vivere, fra i cattivi partiti pessimo aveva da comparirmi quello del parricidio; imperciocchè oltre alla eterna dannazione dell'anima nell'altra vita, fosse pieno di rimorsi, di pericoli e di paura in questa. Non mi mancavano poi esempi domestici di pratiche riuscite prosperamente, le quali mi ammaestrassero il modo di tutelarmi dalle paterne persecuzioni. Olimpia mia maggiore sorella ricorse alla benignità del Santo Padre, e mercè umile memoriale ottenne le onorate nozze col Conte Gabbrielli di Agobbio: e di vero com'ella m'insegnò io feci, scrivendo una supplica, e la consegnai a Marzio affinchè mi usasse la carità di presentarla allo Ufficio dei memoriali…
—Sapete voi, che veramente la vostra supplica fosse presentata?
—Signor mio, io la raccomandai a Marzio onde fosse messa in corso.
—E perchè affidaste a Marzio commissione tanto importante?
—Ah! mio padre mi teneva chiusa; sicchè, tranne Marzio, in cui mio padre unicamente confidava, non mi era dato abboccarmi con altra persona in quel tempo.
—Proseguite.
—E supponete, che la natura m'avesse dato la ferocia, il padre il motivo, il diavolo la occasione per commettere il delitto, ditemi, potreste voi immaginare modo più assurdo per consumarlo di quello che finge l'accusa? Perchè adoperarvi il ferro? Con ottomila ducati possono facilmente procurarsi veleni che uccidono come il mal di gocciola, o disfanno come le febbri etiche, senza lasciare vestigio alle indagini della giustizia; ma che dico io, che possono procurarsi veleni? L'accusa suppone averli io procurati; nè solo procurati, ma propinati: dunque se versai al padre mio vino alloppiato per farlo dormire una notte, bastava aumentargli la dose perchè non si svegliasse mai più in questo mondo. A qual pro tante operazioni pericolose? A qual pro banditi? Perchè tanti complici, sovente traditori, sempre funesti? E soprattutto, qual bisogno, qual consiglio fu quello di chiamare a parte della congiura Bernardino, fanciullo di dodici anni? In che cosa poteva giovarmi costui, o piuttosto, in che cosa non doveva aspettarmi ch'egli non fosse per nuocermi? Se in casa Cènci viveva un lattante, anch'egli avrebbe tenuto per complice l'accusa; come se, tolto in fastidio il materno latte, con gridi e con minacce avesse chiesto nudrimento del sangue del padre? Assurdi paionmi questi, e sono. Don Giacomo quando avvenne il caso funesto trattenevasi in Roma, e di questo potrà somministrarvi buone testimonianze. Del tabarro vi dissi. Del lenzuolo può darsi; altre volte udii raccontarlo, ed aggiunsero la curandaia avere confessato che glielo consegnò una donna di trent'anni: ora nè io ho trent'anni, nè parmi dimostrarli; almeno non li dimostrava allorchè non era passata per tante tribolazioni; e il luogo dove si asserisce che la curandaia lo trovasse macchiato, esclude il sospetto che sgorgasse dal capo del giacente. O Signori! voi siete valentuomini, e pratichi di queste materie; onde io non dubito che sarete per ricusare fede a tante gagliofferie. A che il chiodo e il mazzuolo? I banditi vanno sempre armati oltre il bisogno di pistole e di pistolesi; pensate un po' se gli avessero lasciati quando venivano appunto per commettere omicidio! Bene trovo, che il chiodo venne adoperato per ammazzare Sisara; ma Giaele non faceva professione di sicario, nè ella aspettava il nemico nella sua tenda.—Perchè avrei strascinato io il cadavere, mentre uomini poderosi ne circondavano? Forse così persuadeva il bisogno? No certamente. Forse m'inviperiva ferocia d'istinto? Oh! Le cose fuori dell'ordine naturale non si suppongono; e moglie, e figlia che strascinansi dietro il corpo del marito e del padre come due volpi un coniglio, avrebbero mosso in un punto a riso e a ribrezzo gli stessi banditi. Se qui avete cuore,—e con una mano si toccò il petto;—se qui senno,—e coll'altra si toccò la fronte,—non pure cesserete angustiarmi l'anima sconsolata con simile accusa, ma vi guarderete di confondermi la mente col miscuglio di tante mostruosità.
E tutto questo pronunziava Beatrice speditamente, con tuono di voce, e garbo bellissimi; per la qual cosa gli astanti, con le braccia tese sopra i banchi, inclinato il corpo e sporgente la faccia, stavano in ammirazione: fino il notaro Ribaldella, con la manca ferma su i fogli e la destra sospesa in alto, era rimasto senza scrivere: fino l'auditore Luciani maravigliando aveva esclamato:
—Come s'impara presto alla scuola del diavolo!
—Io vi ammonisco, riprese il presidente Moscati, a mantenere la promessa di confessare la verità, e ad osservare la religione del giuramento; imperciocchè i vostri complici abbiano ormai palesato la colpa, e ratificato la confessione con la prova della tortura…