[9] GREGORIO LETI, Vita di Sisto V, parte II, lib. I.

[10] «Signor, non mi abborrire S'io porto invidia ai morti»;

sono versi di un madrigale di M. Buonarroti.

[11] La donna, che servì Beatrice Cènci durante la sua prigionia, non si chiamava Virginia, bensì Bastiana; e questo si ricava dallo antico Estratto del Giorn. della Confraternita del S. Giovanni decollato a Roma, Liv. XVI, carte 66.—Fra le altre preghiere di Beatrice sul punto di morire leggiamo: «Vuole anco, che sia pagata Maria Bastiana quale l'à servita in questa sua prigionia, e nella carcere con molta carità, che oltre al suo salario ordinario le sieno dati scudi 40 di moneta, oltre anche quello, che lassa per testamento, e che tutto le lassa per amore di Dio».

CAPITOLO XXIII.

I GIUDICI.

Di nuova pena mi convien far versi.
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Chè dove l'argomento della mente
S'aggiunge al mal volere ed alla possa,
Nessun riparo vi può far la gente.
DANTE, Inferno.

Ha la sventura un vento che la precorre, e chiamasi augurio: le anime pacate per mille indizii lo presentono, come gli uccelli lo approssimarsi del turbine: le altre poi, dalla vicenda dei quotidiani eventi perpetuamente commosse, non se ne accorgono, e la sventura le coglie subitanea e improvvisa.

Invano il giudice Ulisse Moscati chiudeva le orecchia alla voce interna, la quale insistente gli diceva: «tu getti via i passi». La voce tornava a sconfortarlo, e per la sua mente si avvolgevano pensieri simili a spettri, che in parte celino, e in parte palesino il minaccioso sembiante; nè egli osava interrogarli, e che si scuoprissero più palesemente aveva paura: tuttavolta, sciolto un grandissimo sospiro, e supplicato il cielo di uno sguardo, si avviò al palazzo Vaticano. Fattosi annunziare aspettò con pazienza per bene due ore, finchè il camerario del Papa gli partecipò che poteva entrare, e scortato da lui si trovò al cospetto del Sommo Pontefice.

Fosse per amore della vista, o quale altra causa più vera lo persuadesse, il candelabro appariva circondato da un cerchio di seta verde per modo, che dal busto in su la faccia di Clemente VIII non si distingueva, nè punto vedevansi Cinzio Passero e Pietro Aldobrandino cardinali nipoti, che stavano fermi in piedi dietro la spalliera della seggiola. Allora i Papi si assomigliavano tutti come le dita della stessa mano, stesa per molti secoli sul capo di parte non piccola del genere umano… e se per benedirlo, Dio onnipotente un giorno giudicherà. Adesso qualche maggiore differenza corre tra loro; non tanta però, che paiano nati di diversa famiglia: e tacendo degli altri per dire degli ultimi, Pio IX si mostrò tenerissimo delle libertà dei popoli; e della patia sua, la veneranda madre Italia, figlio amorosissimo: delle cose di religione poi studioso sì, ma non rigidamente zelatore, almeno sul principio del suo pontificato: all'opposto Gregorio XVI non versò in altro che in divinità, di cui fu maestro solenne; della libertà, e felicità dei figli suoi dilettissimi prendendo cura alquanto minore. Questi, per istringere il vincolo soave tra figli amati e il padre amante, chiamò uno straniero solo; quegli, per istringerlo più forte talchè in processo di tempo non avesse ad allentarsi più mai, ne chiamò quattro, e due ne conserva per aiutarlo a far portare al popolo romano quel dolce giogo, ch'è il suo amore: e se io dica il vero, la Civiltà Cattolica (dotto, pio, e soprattutto sagace diario dei Reverendi Padri Gesuiti) informi.