Clemente vestiva la mezzetta di velluto sanguigno ornata di ermellino, e il roccetto di trina finissima; il cappuccio pur di velluto rosso; la toga, le calze e le scarpe di seta bianca, e sopra queste ricamata la croce di oro. La luce dei doppieri spandendosi su la parte inferiore del capo del Pontefice metteva in rilievo un piede del servo dei servi, che, posato superbamente sul pulvinare di velluto vermiglio ornato di gallone e di nappe di oro, sembrava che comandasse a chiunque si accostava: baciami. Il giudice Moscati era troppo buon cattolico per non sentire cotesta voce; e comecchè per gli anni male egli si tenesse fermo su la persona, la vanità non consentì che l'altro si rammentasse caduco essere e mortale come lui, e gl'impedisse l'atto ignominioso: il Moscati cadde giù gravemente, e col capo venerando di canizie urtò nella gamba del Papa, il quale, malconcio da abituale podagra, forte se ne sentì trafitto; ma mordendosi il labbro compresse il lamento, finchè con voce acerba potè dire:

—Sorgete.

Il vecchio, appuntellata la tremula mano sul pavimento, non senza tornare a piegar le ginocchia più volte, giunse a raddrizzarsi sopra le gambe. Sorto, e ripreso lena, con ingenua franchezza egli aperse al Pontefice l'animo suo intorno al processo; della famiglia Cènci; lo chiarì della incertezza degl'indizii, espose la inverosomiglianza dei deposti, la età novella di alcuni fra gli accusati, i fatti non pure discordi, ma contrarii; e quantunque parecchie ne aggiungesse di suo, ripetè le considerazioni discorse da Beatrice; si avventurò eziandio a toccare (suprema audacia in cotesti tempo) delle prove dubbiose, che, a parer suo, nascevano dai tormenti; imperciocchè se Marzio aveva confessato in grazia della tortura, aveva ancora soppresso la sua confessione, ed era morto fra i tormenti in testimonianza di aver detto per ultimo la verità. I Cènci poi, tranne la donzella, un po' avevano confessato, un po' negato, dichiarando essersi accusati unicamente perchè costretti dalla forza del dolore: maravigliosa, egli aggiunse, essere la ingenuità di Beatrice, stupenda la efficacia dello eloquio, il modo di persuadere irresistibile, sicchè in quanto a lui giudicarla innocente. Queste cose avere voluto per debito di coscienza significare a Sua Santità, onde nel suo infallibile giudizio avvisasse quello che fosse da farsi pel meglio. Bernardino, fanciullo di dodici anni, avere sperimentato con la corda, e sentirsene al cuore un rimorso e uno affanno indicibili. Beatrice no, parendogli proprio commettere peccato mortale.

Mentre favellava il Moscati, i due Cardinali per quella mezza oscurità avvicendavansi sguardi simili a baleni precursori della tempesta, e il Papa anch'egli aggrottò i sopraccigli più volte; ma, per antico costume, a dissimulare e a simulare espertissimo, si contenne, e in suono di voce più pacato assai che di ordinario non soleva, commendò il Moscati della ottima mente sua, promise far capitale delle cose rapportategli, e, confortatolo con amorevoli parole a tornare il giorno veniente alla medesima ora, lo accomiatò impartendogli l'apostolica benedizione.

E il Moscati, pratico della temperie di corte, nonostante le singolari dimostrazioni di benevolenza, se ne andava col cuore più chiuso di quando ci era venuto: la voce interna, più incresciosa che mai, lo ammoniva aver gittato la opera e i passi: educato alla scuola della esperienza, ben egli sapeva come con gli uomini in generale, ma segnatamente co' Prelati, quanto il promettere si allunga si accorcia lo attendere, e le speranze nate in corte o su la pianta appassiscono, o, a modo del fiore di papavero, al primo soffio si spelano;—spiagge insidiose si provano le corti, dove mai tanto non fosti prossimo a naufragare come quando il cielo si mostra sereno, e il mare tranquillo.

Nonostante il presagio, l'uomo dabbene alla ora destinata andò, supplicando il Signore che almeno gli tenesse conto del buon volere. Accolto dai camerarii con insolito ossequio, lo resero avvertito attenderlo nelle sue stanze lo eminentissimo Cardinale San Giorgio, nipote di Sua Santità. I tristi auspicii sempre più si colorivano; ma l'uomo, che cosa può mai contro il fato? Certo quando ogni industria nostra per procurare alcun bene riesce invano, piccolo conforto è pensare che noi operammo quanto stava in nostra potestà; e nondimeno, da questa in fuori, altra consolazione non ci avanza. Il Cardinale Cinzio, versato per tempissimo nelle faccende di governo (chè tuttavia giovanetto accompagnò come segretario lo zio Ippolito, allora Cardinale di San Pancrazio, nella sua legazione di Polonia) andava famoso per la perizia delle arti cortigianesche, onde non fa mestieri raccontare se accogliesse il Moscati con esquisita urbanità: lo fece sedere accosto a se, non senza essersi adoperato in prima con preghiere, che sopra la sua medesima sedia si assidesse. Poichè si furono entrambi adagiati, il Cardinale con piacevole favella incominciò:

«Sono lieto, clarissimo signor Presidente, poterla assicurare, Sua Santità avere avuto accettissime le savie avvertenze di lei intorno al processo dei Cènci; e questo essere stato segno manifesto non pure del suo ottimo cuore, quanto del suo eccellente giudizio; onde se prima lo reputava assai, adesso averle a mille doppii accresciuto l'affezione e la stima:—però essere mente di Sua Santità considerare questo negozio seduto, e con quella gravità di cui gli sembrava meritevole: rifuggire il Beatissimo Padre dalle asprezze, comecchè salutari, della gloriosa memoria di Papa Sisto, ma detestare nel medesimo tempo la soverchia benignità Gregoriana: con inestimabile amarezza egli vedere come le male piante, a cagione della poca diligenza usata durante la guerra di Ferrara, ripullulassero più spesse e maligne che mai in grembo ai suoi stati: questo la sua religione non potere comportare, e il debito che gli correva davanti a Dio. Tuttavolta non potersi mettere in dubbio, senza offesa della somma pietà del Beatissimo Padre, che i partiti a cui avesse reputato nella sua suprema saviezza doversi appigliare, non fossero consentanei alla giustizia». E qui di punto in bianco data una giravolta, vie più benigno aggiungeva: «Le paterne viscere del Sommo Pontefice sono state commosse nel considerare il deperimento notabile di salute d'un servitore zelante, e benemerito quale ella è, chiarissimo signor Presidente; egli ha saputo con profonda amarezza avere la sventura visitato casa sua, e desidera, per quanto a mano mortale è concesso, alleviare il dolore di vostra signoria illustrissima. Questo per bocca mia le significa: il Santo Padre rimane dello zelo di lei, chiarissimo signor Presidente, edificato; ma carità, ma giustizia non consentono accettare il più che umano sagrifizio suo.

—Ah! vi sono affanni qua dentro (rispose il Moscati, a cui le parole soavemente spietate del Cardinale fecero lo effetto di una mano che prenda a fasciare la piaga per vederla, non già per medicarla) che gli uomini non possono consolare; inasprire si. Iddio solo lo potrà, e forse col rimedio unico a tutti i mali—la morte.

—Ed io lo credo; però tanto più mi maraviglio come, travagliato da tanto domestico lutto, le basti la mente per dare opera alle incumbenze del suo officio, le quali, faticose e per propria natura malinconiche, invece di sollevarla devono mantenere nello animo suo lugubri considerazioni.

—È vero; ma io vi persevero perchè ho sempre creduto, e credo, che tra soldato e magistrato non corra divario; e debba questi per sommo onore morire al suo banco, come quegli sul campo di battaglia: anzi gl'Imperatori romani, considerati i travagli e la costanza dei primi, la Eminenza sua conosce meglio di me come non dubitassero di preporli con amplissime lodi ai secondi.