Carlino, obbedendo in un batter d'occhio all'ordine ricevuto, aiutato dai valletti attortiglia dentro una matassa di canapa il pugno della mano destra di Beatrice, e torce forte come costuma la curandaia allorchè strizza il panno bagnato per ispremerne l'acqua. La mano e il braccio stridono slogandosi, i muscoli si strappano, la epiderme si lacera con istravaso di sangue e mostruosa tumefazione. Il presidente Luciani, senza batter palpebra, ad ogni scontorcimento abbaia:
—Confessate il delitto!
—Oh Dio! Oh Dio!
—Confessate il vostro delitto, vi dico!
—Oh Dio del cielo… soccorri la tua creatura innocente!
—Stringete più forte, e squassate con gagliardia;—così, risoluto… per bene; in un punto medesimo stretta, e squasso…
—Ahi madre mia! Un sorso di acqua… mi sento morire… per carità, una stilla di refrigerio…
—Che refrigerio, e non refrigerio? Confessate.
—Io…
—Giù, via… siete?…