—Sono innocente.

A questo punto il furore del Luciani non ebbe più modo: cieco di rabbia, tremante per ira, co' denti della mascella superiore si morse il labbro inferiore per guisa, che ci rimasero sopra le orme impresse, alcune pagonazze, altre stillanti sangue.

—Stringi… stritola le ossa, urlava insatanassato il presidente degli assassini, allora chiamati giudici, finchè non crepi fuori della strozza la confessione del suo delitto.

—Ahimè! che dolori… che martirii sono questi! Sono cristiana… sono battezzata.—O morte! morte!

—Confessate… con…

Un nodo spaventevole di tosse sorprese in questo punto il Luciani, e parve dovesse restarne soffocato: anelavano convulsi la gola e il petto; umore viscoso gli gocciava giù dalla bocca e dalle narici; gli occhi venati di sangue gli scoppiavano fuori dai cigli, e ciò nonostante singhiozza ringhioso:

—Con… confe… confessate… scellerata!

—Sono innocente.

—Qua… tosto le cordicelle… la tortura delle cordicelle…

Cotesta era una infame contesa: gli astanti erano sazii dello spettacolo; i carnefici stessi spossati dalla fatica; Beatrice non dava più segno di vita.