—E noi morremo—gridò don Giacomo levandosi in piedi, e scuotendo su la faccia ai giudici le catene ond'era avvinto—noi siamo innocenti; noi nè uccidemmo, nè facemmo uccidere il padre nostro: noi confessammo per forza di tormenti, ed in virtù delle insidie tese alla nostra inesperienza.

E Giacomo Cènci poteva anch'egli chiamarsi immune della strage paterna, imperciocchè il padre non fosse rimasto ucciso nel ratto di Tagliacozzo: però la sua coscienza non era pura davanti agli uomini, molto meno davanti a Dio. Ed invero se il disegno, o, come dicono i curiali, il conato più o meno prossimo alla esecuzione meritamente presso i primi si distingue dal delitto consumato, appo Dio il pensiero criminoso scoccato appena torna indietro di ripicchio a uccidere l'anima, che non lo seppe trattenere.

Beatrice, quasi trasmutata in faccia per la interna compiacenza, con suono di voce dolce quanto la benedizione di una madre concluse:

—Il martirio sopra la terra si chiama gloria nei cieli: perseverate, e morite come i fedeli di Cristo morivano.

Il Luciani aveva agevolmente cacciato da se lo insolito solletico di umanità come una tentazione del demonio: anzi vedendo che nel nuovo esperimento, invece di aver fatto profitto, com'egli divisava, era venuto a scapitare non poco, riarse nella sua bile, che proruppe come acqua bollente fuori del vaso, fragorosa e spumante.

—Con voi rifaremo i conti fra breve, e staremo a vedere se, come a parole, vi manterrete prodi co' fatti. Intanto voi, mastro Alessandro, fate di applicare alla esaminata la tortura del taxillo.

—Ho io bene inteso, illustrissimo signor Presidente? Avete voi detto il taxillo?

—Il taxillo; per lo appunto il taxillo: ecci ella qualche nuovità in proposito?

—Nulla, rispose mastro Alessandro stringendosi nelle spalle: solo dubitava non avere bene inteso.

E andò pel taxillo.