E questa era piaggeria così patente, e soverchia, che pareva non dovesse essere atta a vincere cotesti uomini, rotti alla pratica del mondo. E pure non fu così; se la bevvero bravamente, disposti ormai di secondare il collega a tutta lor possa: e ciò perchè, come altre volte notammo, uomini, pesci, ed uccelli da Adamo in poi si chiappano con le medesime reti, e non se ne accorgono: ed ormai penso che non sieno per accorgersene più.

Il Farinaccio pose fine a tutte coteste faccende mentr'era la notte inoltrata, e veramente per quel giorno egli aveva operato abbastanza: un altro se ne sarebbe andato a rifare le forze col sonno; ma egli s'incamminò a trovare i suoi compagnacci, che lo accolsero a braccia aperte, e il pensiero dei Cènci rimase annegato nel giuoco e nel vino.

Ma alla dimane, appena il Farinaccio ebbe aperti gli occhi trovò cotesto pensiero sul capezzale del letto; e posto in disparte ogni altro affare, impegnò la sua cura esclusiva alla causa dei Cènci. Abbigliatosi in fretta, si trovò alle carceri di Corte Savella giusta in quel punto che ne aprivano le porte.

Il Farinaccio, familiare di cotesti luoghi, non è a dire se incontrasse lieti aspetti; molto più che, come prigione o come visitatore, da gran tempo aveva ammansito i cerberi di quello inferno, e li teneva quotidianamente bene edificati. Per ogni evento veniva munito di un permesso di monsignore Taverna governatore di Roma, il quale esibì al soprastante, e questi ricusò (dopo averlo sbirciato di traverso, e ottimamente riconosciuto) allegando che faceva troppa stima del clarissimo signore avvocato per desiderare altra prova, che la sua onorata parola. I notari gli mostrarono la procedura, che in breve conobbe; prima, perchè si trattava di cose consuete in cui si era versato tutta la sua vita; e poi perchè allora, più che ora, i processi così criminali come civili, forte si assomigliavano alle ostriche pescate a luna scema; di cui, gittati via i gusci, egli è bazza se rimanga tanto da bagnarti la bocca. Sbrigatosi da questo travaglio, chiese di conferire co' detenuti Giacomo e Bernardino Cènci, e Lucrezia Petroni, la qual cosa gli venne prestamente concessa.

Beatrice nella sua carcere solitaria, giacente in letto, non aveva membro che non le recasse acuto dolore, e tuttavolta assai più le percuotevano la mente gli affanni del cuore. Ella pensava al suo amante. Certo il destino gli aveva fulminati, e rotti in due come una rupe: il mare gorgoglia vorticoso e bianco in mezzo allo scoglio diviso, di cui le cime non si riuniranno più; e pure l'una sta di faccia all'altra rammentando il mutuo infortunio, e porgendo testimonianza che la natura le creò unite. La sua vita adesso mancava di scopo; ella era diventata una esistenza invano: morisse, o vivesse, Guido non poteva più stenderle la destra neanche per reggerla cadente giù nel precipizio,—pensa un po' se per esserle sposo;—poichè così, piacque a Dio, e così sia. I martirii, che innocentissima durava, davanle pegno che la misericordia Divina la voleva salva, parendole che i suoi peccati potessero essere scontati da quelli; e, se non era presumere troppo, teneva che ne avanzassero; ma dove avesse dovuto soffrire anche di più, non le incresceva per la eterna salute dell'anima sua. Tanto, tormento più tormento meno, alle torture l'avevano assuefatta! Il dolore le si era attaccato addosso come una seconda pelle! Di questa vita non parliamo più;—fumo che ha fatto lacrimare, ed è passato;—non ne parliamo più: ormai io sono fatta cittadina del sepolcro… Ma lui!… lui perdonerà Dio? E perchè non lo perdonerà? Il Signore perdona sempre a cui si pente di cuore.—Ma si pentirà egli? Egli non si pentirà, perchè fermo in pari caso a ricominciare da capo… e questo è certo; altrimenti egli non mi avrebbe amato; ed io nei piedi suoi avrei fatto, e farei come lui. Ahimè! ahimè! O Signore, salvatemelo: dopo tanto martirio su questa terra, almeno io possa rivederlo in paradiso, e abbracciarlo, e stringergli la mano. La mano? Sì, perchè la Provvidenza avrà tolto dalla mia memoria il sangue, che un dì gliela bagnò… ma tutti questi dubbi mi fanno tremar l'anima, e provare l'amarezza di una seconda morte… Oh! avessi qui un uomo santo che mi chiarisse!—Se Dio nella sua bontà me lo mandasse, egli apporterebbe al travagliato mio spirito maggiore consolazione, che il Luciani non diè tormento a questo mio corpo…

—Signora Beatrice,—interruppe la Virginia sporgendo il capo dall'uscio—il clarissimo signor avvocato Prospero Farinaccio desidera conferire con voi.

—Con me? Che ho a fare io con questo avvocato? Io non lo conosco.
Basta! ne sono venuti tanti! Venga anch'egli.

—E se voi dicevate, senz'altri preamboli, l'avvocato Farinaccio, avvertiva alla Virginia Prospero comparso in questo punto sopra la soglia della prigione, o non avreste risparmiato tanto fiato per l'ora della vostra morte?

Il Farinaccio s'inoltrò di alquanti passi nella stanza, poi soprastette alquanto maravigliando; imperciocchè quantunque avesse udito favellare mirabili cose intorno alla bellezza di Beatrice, ora gli pareva la fama troppo minore del vero. Cotesto suo volto divino, adesso afflitto per gli spasimi che pativa, la sembianza purissima atteggiata ad angoscia facevano parerla uno degli angioli, che ministrarono al Redentore nelle ore della passione. La petulanza dell'avvocato venne meno, e le subentrò un peritarsi insolito; ond'egli, muto, e compreso da senso ineffabile di reverenza, si accostò al letto della giacente.

—Che volete da me?—incominciò ella con voce soave, avvegnadio si accorgesse, dopo alcuna dimora, che il Farinaccio aveva smarrito la parola; ed egli allora a stento rispose: