—Attendi a starmi lontano, perchè se mi capiti fra le mani io ti farò vedere che mai cane mi morse, ch'io non volessi del suo pelo.

Poi taciturno gli volse le spalle, e se ne andò.

—Avete veduto qual guardatura?—notò uno staffiere al camerario.—In verità voi gli avete dimostrato troppo disprezzo.

—Dovevate dire ribrezzo: io lo avrei volentieri gittate fuori di finestra come una mignatta, per empimento di sangue resa inabile a succhiare.

—Avvertite non averla gittata nel sale; imperciocchè allora, vomitato il sangue, torni a pungere più acuta che mai.

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I cardinali Barberini e Sforza si presentarono in anticamera per riverire sua eminenza San Giorgio. In un baleno erano annunziati, ed introdotti con un grande levare di berretta e profondissimi inchini, dai quali alcuni cortigiani non si rilevarono neppure, siccome avviene ai giunchi cresciuti in piaggia, che per lo assiduo soffiare dei venti rimangono curvati. Poichè da una parte e dall'altra si furono reiterate quattro volte e sei le cordiali accoglienze, e soprattutto sincere: e poichè in diverse guise i cardinali visitatori ebbero accertato il cardinale visitato essere venuti unicamente mossi dai desiderio di riverirlo, questi, parendo avere sfogliato assai il carciofo, prese a tastarli, così alla lontana, sopra le nuovità che correvano per Roma. Allora i cardinali Sforza e Barberini, conoscendo dove il falco aveva a cascare, intenti a tenerlo a loro agio sul vergone, si mostrarono ignari; sicchè al Cinzio fu di mestieri favellare più aperto. Eglino affettando di entrare a malincuore sopra un discorso che avevano concertato di già, ed imparato a mente, ribadirono il chiodo già fitto dal Farinaccio, aggiungendo parecchie altre invenzioni di loro, le quali, essi dicevano, palesano come temerarii sieno i pubblici giudizii, e inducono la necessità, pel decoro del pontificato, di smentirli solennemente; molto più che correvano tempi calamitosi per la Chiesa, e gli Eretici, non pure in Francia ma nella Italia eziandio, stavano al varco per accogliere ed accreditare siffatte calunnie.

Molti furono i ragionari tenuti in proposito infra cotesti porporati, che qui non importa referire. Basti sapere che il Barberini e lo Sforza si destreggiarono in guisa, che lasciarono il cardinal Passero pensoso, e persuaso della necessità di dovere abbondare in larghezze intorno alla difesa dei Cènci; conciossiachè da queste oggimai confidava raccogliere più largo frutto, che non dalle asperità. Ne conferiva pertanto col Papa, che di leggieri indusse nella medesima sentenza; e il Farinaccio, con mille carezze blandito, ebbe la soddisfazione di sentirsi dire proprio dalla bocca dei cardinali nepoti Pietro Aldobrandino e Cinzio Passero, che a riguardo suo concedevasi quanto aveva supplicato. Da questo primo vantaggio il Farinaccio ricavava ottimo augurio, e n'esultava. Maleaccorto! I nepoti del Papa vincevano lui in iscaltrimento, quanto egli vinceva loro in ingegno.

Il Farinaccio, dopo aver reso ad ambedue quelle grazie che seppe maggiori, si fece a trovare, senza frapporre dimora, gli avvocati De Angelis ed Altieri, per indurli a comporre con esso lui il collegio della difesa; e dopo qualche difficoltà li piegò ad essergli compagni in tal causa, che si attirava gli sguardi non pur di Roma, ma d'Italia. Nè a conseguire simile intento si era diretto il Farinaccio senza ragioni potentissime, e queste erano: che oltre a possedere cotesti avvocati pratica grande dei negozii criminali (siccome a noi posteri fanno fede certi loro libri in numero più scarsi, ma in merito uguali a quelli del Farinaccio) il De Angelis, come avvocato dei poveri, godeva di molto credito fra il popolo; e l'Altieri, come personaggio di alto affare, era eccettissimo ai nobili romani.

Nella conferenza collegiale il Farinaccio espose il suo avviso, e parve a loro, come veramente egli era, pieno di pericolo; ma egli con copia di ragioni ed efficacia di parola li persuase, la congiuntura non offerirne altro migliore: doversi prendere questa causa a trattare come i cerusichi i casi morti. Gli avvocati De Angelis ed Altieri, compresa la gravità del negozio, si pentivano quasi dello impegno assunto; e, potendolo fare onestamente, avrebbero volentieri tirato addietro la parola, quando il Farinaccio leggiadramente gli rinfrancò dicendo: che il cielo spettava alle aquile, e la terra ai lumbrichi; e che se fosse stata causa vulgare non avrebbero avuto ricorso a loro, orgoglio e lume della Curia Romana.