—Or via, che cosa vi è riuscito ottenere da quella dura cervice?—domandò il Luciani al Farinaccio, in aria di scherno.
—Andate, rispose il Farinaccio abbattuto; ella confessa—per necessità di difesa—avere dovuto uccidere Francesco Cènci.
—Davvero?—Caspita! Ma voi operate miracoli, signor Avvocato meritissimo. Se voi consentite a rimanere in corte, in verità di Dio io brucio tutti gli arnesi della tortura ordinaria e straordinaria.
E il Farinaccio, a cui increbbe nell'anima la gioia di cotesto malnato, quasi rimproverando rispose:
—Signor Presidente, ricordatevi che i Greci (ed erano pagani) quando riportavano qualche vittoria contro ai Greci, invece di esultare, ordinavano pubbliche espiazioni.
—Oh! voi siete un solenne letterato, che ve la camminate per la maggiore; io poi, che vado per le vie più trite, so che i contadini regalano le uova al cacciatore che ha ammazzato la volpe. M'era dunque apposto dirittamente io?—Eh! con me non si canzona; e quel visino di ave maria non mi aveva punto ingannato. Cara di angel, coraçon de demonio, come dice lo spagnuolo.
E l'altro, in balìa di uno entusiasmo tanto più fervente in lui quanto più rado, tolse per un braccio il Luciani, e, trattolo al balcone, gli mostrò il sole splendido nella pienezza dei suoi raggi, e sì gli disse:
—Se voi poteste staccare cotesti raggi di lassù, e comporne una corona, voi non fareste cosa abbastanza degna della virtù di cotesta divina donzella.
Il Luciani non aveva punto fissato il sole, bensì il volto del
Farinaccio; ed ora, tentennando la testa, in aria grave discorreva:
—Avvocato mio, io considero cotesta maliarda con occhi troppo diversi dai vostri; e ciò per due ragioni, una migliore dell'altra: la prima è questa… (—e qui cavatosi il berretto mostrò la chioma rara, e canuta—) la seconda è quest'altra… (—ed apertosi il giustacuore gli fece vedere un sacchetto sospeso al collo, contenente gli esorcismi contro le stregonerie—).