CAPITOLO XXVII.
LE VESTI.
Mi vestirai di quella veste nera,
Ch'io stessa di mia mano ho trapuntita.
GROSSI, Ildegonda.
Le parole hanno un confine, e più angusto di assai che altri non immagina: la penna non è, come pensano, il miglior conduttore della elettricità dell'anima. Quante sensazioni, scintillate potentissime dal cuore, vanno a morire languide sopra la carta! La carta sovente è il lenzuolo sepolcrale dei pensieri: però io non descrivo la ebbrezza dello amplesso di Beatrice con la matrigna Petroni, non l'amaritudine di toccarsi guancia con guancia, bocca con bocca, e sopra i volti confondere le mutue lacrime.
Si gittarono bramose le braccia al collo:—ahimè, le catene impedirono di stringerselo liberamente. Tralascio i singhiozzi convulsi, le parole desolate, i sospiri lunghi di fuoco;—tanto mi avanza a raccontare di queste miserie tuttavia, che a pur pensarvi l'anima affaticata trema.
Ma tutto ha fine quaggiù; anche il pianto, quantunque egli sia il più copioso dei retaggi lasciati dal vecchio Adamo ai suoi figliuoli: onde per ultimo entrambe si tacquero. Il cuore di coteste donne ha bisogno di riposo per sentire un nuovo dolore.
Beatrice osservando la matrigna donna Lucrezia con abito sfoggiato di stoffa a fiorami, guarnito di trina di Digione, le venne fatto di guardare anche il suo; e con somma maraviglia notò come, senza avvertirlo, anch'ella andasse abbigliata di un abito verde con lavorii a spinapesce di oro, ch'ella costumava, ai tempi della vita serena, portare a preferenza degli altri.
La memoria, amica troppo spesso importuna, le ricordava com'ella andasse di cotesta veste ornata quando prima vide Guido, e fu veduta da lui; e le ricordò eziandio come questi (pieno la mente giovanile dei canti del Petrarca) le dicesse sovente, che al primo comparirle davanti le parve Laura giovanotta.
Ma non correva stagione di accarezzare coteste liete rimembranze: onde cacciatele via da se, si pose a considerare quanto fosse sconvenevole cosa andare a morte con siffatti abbigliamenti sfarzosi. E pensando, come pur troppo era vero, che donna Lucrezia, immersa nel dolore, non vi avesse nè anche ella Badato.
—Signora madre, le disse, quando noi altre donne imprendiamo il viaggio della vita, i nostri censori dicono che per viatico prendiamo la vanità; e se il pericolo ci coglie, lasciamo anzi perire la nave, che gittar via il carico. E veramente affatto torto essi non hanno. Degli altri vizii le donne possono, volendo, emendarsi; della vanità no; perchè quelli si conoscono, ma la vanità difficilmente, o non mai; e neanche si può combattere perchè non sostiene punto l'assalto; ma cede, e fugge, e fuggendo si rimpiatta sotto la nostra persona come l'ombra a mezzogiorno.