E rientrato in casa afferra furiosamente la mannaia, e la scaglia giù per la scala imprecando:
—Va, uomo dabbene, porta la mannaia al tuo padrone, e digli che d'ora in poi scriva con questa penna i suoi atti di accusa. Io renuncio alla mia carica; il procuratore fiscale ne può fare tutt'una colla sua, com'era prima che la Ipocrisia lo dividesse in procuratore, ed in carnefice—va…
—Mastro Alessandro ha dato di volta alle girelle, esclamò messere Ventura levando un salto maraviglioso; e ben ei seppe esser destro, che la scure balzando giù precipitosa mandò faville su gli scalini, e dove mai lo avesse colto gli avrebbe tagliato le gambe nette come giunchi: poi, trattosi prudentemente da parte, commise alla squadra degli sbirri, che gli faceva corteggio, salisse; a forza lo traesse, e se bisognasse si adoperassero le funi. Ieri aveva il furfante ricevuto la paga, e più cento ducati per lo apparecchio del palco, le carrozze, le tanaglie, il fuoco, la segatura, spugne eccetera; epperò, che va egli fantasticando di figliuola, e non figliuola? Se sarà morta gliela seppelliranno, e per boia non sarà poco: intanto l'esecutore della legge obbedisca prima alla legge. Fortuna fu che mastro Alessandro si fosse disarmato della mannaia, altrimenti giù per cotesta scala sarebbe corso un fiume di sangue: pure sul pianerottolo accadde una fiera baruffa, in cui da un lato e dall'altro si avvicendarono colpi tremendi. Il carnefice, schermendosi da un nugolo di sbirri, ruggiva, pregava, e tuttavia percuoteva.
—Lasciatemi prima aiutare Virginia, e poi ritaglio il capo anche a San Paolo… La figlia!… la figlia mia! Ma che siete peggio dei lupi? Ve lo domando in carità! Quando mi capiterete sotto, vi leverò la testa senza che ve ne accorgiate… fede di boia onorato!
—È matto.—Ti è morta la figliuola? Allegri! Meno galline, manco pipite! O che la serbavi perchè te la sposasse un marchese? O che hai paura che delle baldracche vada sperso il seme?
Così gli rispondeva la sbirraglia, a cui, vinto dal numero, cesse mastro Alessandro. Stretto nelle braccia, lo spinsero per le spalle giù nella scala accompagnandolo con schiamazzi e grida oscene, le quali irridevano cotesta sua nuova tenerezza paterna.
Mastro Alessandro superato dalla forza troncò di un tratto le querele, e tacque.
Volgendo però la faccia alla stanza dove lasciava la figlia, anzi l'anima sua, senza poterla aiutare nè vedere fino a sera, dacchè tutti andavano seco lui, scoppiò in un gemito, e forse scoppiava anche in pianto; ma lo trattenne, udendo moltiplicare le scede degli sbirri non solo, ma di quanti altri ancora l'accompagnavano. Certo i suoi labbri non proffersero il voto di Caligola, ma il suo cuore desiderò che il popolo romano avesse un capo solo per troncarglielo di un colpo. Mentre così da Corte Savella lo traevano a Tordinona, fortuna volle che s'imbattesse in un fratello della Misericordia fuori di servizio, il quale sovente aveva veduto ed udito esercitare con carità veramente cristiana lo ufficio di confortatore. Laonde chiamatolo col cenno, così gli si raccomandava:
—Cristiano, per quanto amore portate a Gesù Cristo, vi supplico di recarvi a casa mia, in Corte Bavella, ad aiutare la mia figliuola che si muore.
—Caro mio oggi non sono di guardia, ed ho negozii da sbrigare in
Banchi; incombenzatene qualche altro.