Quando le si furono schierati dintorno, la Beatrice così favellò:

—Fratelli in Cristo! Dello ufficio caritatevole, che voi mi prestate, vi rendo col cuore quelle grazie che il mio labbro non può pronunziare, e prego Dio che vi retribuisca secondo i meriti vostri. Tanto più io mi sento poi penetrata di tenerezza per voi, in quanto che standovi incappucciati, epperò a me ignoti, volete significare con questo, che voi non sovvenite alla persona, bensì alla creatura che soffre. Ma io ho bisogno di maggiore aiuto da voi, che voi per ordinario non pratichiate dispensare; ed io ardisco supplicarne sì voi, che questo piissimo padre spirituale. La nuova mia inchiesta sia, io prego, argomento non d'indiscretezza per mia parte, bensì del bisogno. Mediante il notaro della Compagnia dello Sacre Stimate ho fatto il mio testamento. Ora dubitando che i tribunali vogliano mettere qualche ostacolo alla sua esecuzione, supplico voi affinchè v'interponiate con tutti i nervi presso Papa Clemente, e lo induciate a contentarsi che la mia dote venga impiegata nel modo che sta scritto là dentro.—Voi procurerete eziandio farmi celebrare in suffragio dell'anima mia duegento messe, delle quali cento prima di essere seppellita, e cento dopo: a tal fine piacciavi ricevere questi quarantacinque ducati, che mi trovo ad avere addosso, e pel di più che potesse abbisognare piacciavi farne ricerca a messere Francesco Scartesio mio procuratore, che ve lo darà. Desidero che Andrea, Ludovico ed Ascanio, soldati che durante la mia prigionia ebbero per me viscere di carità, sieno ricompensati largamente, onde imparino che la misericordia adoperata verso i miseri, come sempre riceve la sua mercede nell'altro, così talvolta la trova anche in questo mondo; e ciò li conforti a continuare ad usarla anche a coloro, i quali mi succederanno in questo luogo di angosce. Rendansi a messere Carlo da Bertinoro quaranta ducati che m'imprestò. A Virginia, la quale con affetto più che fraterno mi ha servito, e sollevato nei giorni dolentissimi della mia tribolazione, oltre quanto le lascio nel mio testamento abbiasi tutti i miei panni lini, lani, e serici, ed ornamenti di oro, che si troveranno in questa carcere. Ma dov'è Virginia? Che fa ella, che non si vede?

E girati gli occhi intorno a se, poichè non la scòrse, continuò:

—Infelice! A lei non resse il cuore di contemplare quello che io sono destinata a soffrire. Povera fanciulla! degna in tutto che il cielo le desse o un'altra anima, od un altro stato! Non so se io deva, o no, desiderare di rivederla; ma nel caso ch'io non la rivedessi, salutatemela caramente per me, e ditele che spero rivederla su in paradiso dove gli angioli sono tutti uguali, e traggono origine unica, santa, ed immediata dal Sommo Dio. Quando—e si portò la mano al petto—quando questo cuore avrà cessato di battere, voi mi seppellirete nella chiesa di San Pietro in Montorio: colà il sole, sorgendo dalle cime di Montecavi, manda il primo saluto; e quantunque i morti non sentano calore, nè vedano la luce, purtuttavia consola, nella ora della morte, sapere che la tua tomba sarà visitata dai luminari del cielo. Sopra le medesime colline, più verso il mare, or fa quattro anni seppellirono Torquato Tasso. In San Pietro in Montorio si ammira la Trasfigurazione, ultimo quadro di Raffaello, che la morte gl'impedì condurre a fine. Io ben posso starmi con loro, perocchè essi fossero grandi per fama, e per isventura; ed io, nulla per ingegno, mi sia poi per isventura grandissima. Quando il tempo avrà logorato i dipinti di Raffaello, e fatto obliare i versi del Tasso, i nostri nomi non andranno dimenticati per virtù di amore, ed ogni anima vedova di felicità muoverà il passo per questi colli come in pellegrinaggio di passione. Raffaello, a modo dello antico Aci, annegò immaturo e glorioso nell'onda dell'amore; il Tasso venne respinto quasi nemico dal cuore superbo di donna reale, che senza cotesta ingiuria noi ignoreremmo perfino che fosse nata. Per me, amaro caso!, lo Amore invece di ferirmi il seno con i suoi strali, che i poeti dicono di oro, mi è venuto alle spalle come un traditore armato di scure. Ma questo non monta; e' sono favellii di femmina; perdonateli. Nè già crediate che io il faccia per rammarico di vita: mai no, vedete; chè se ad acquistarmela ora bastasse il solo voltarmi addietro, io non mi ci volterei. Intanto che io torno a ragionare con Dio, concedete, carissimi fratelli in Cristo, ch'io mi confidi nell'assistenza delle vostre orazioni.

Lucrezia, imitando lo esempio della figliastra, dispose anch'ella di parecchie cose in beneficio dell'anima sua non meno che dei parenti, come si legge nello estratto del Giornale della confraternita di San Giovanni decollato in Roma.

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Prospero Farinaccio dormiva di un profondissimo sonno, rallegrato da gaie immagini di trionfi, di onori e di dovizie; e tutta questa piramide di rosee visioni gli appariva incoronata da un magnifico cappello da cardinale, ch'egli, per vezzo, scherzando depositava sopra le bionde trecce d'una femmina, la quale arieggiava nel sembiante il volto della Beatrice. Allo improvviso venne svegliato di soprassalto dal fragore di vetri stritolati, e da un picchio di sasso nelle finestre della sua camera. Al punto stesso una voce lugubre urlava giù per la strada:

—A che stai? A che stai? Mentre tu dormi, tutti i Cènci vengono menati a guastarsi.

Si precipita di letto, e spalanca la finestra. L'alba appena spuntava: tese gli occhi, ma non gli riuscì scorgere persona; la voce in lontananza tornò a ripetere la novella desolata:

—Tutti i Cènci vengono tratti al patibolo, e tu dormi?