Si veste smanioso; gittasi in carrozza, e, volato alla prigione di Corte Savella, udiva confermarsi la cosa: rientra in carrozza e si affretta al palazzo Quirinale. Ascende gli scalini a due, a tre per volta affannoso, e arriva nell'anticamera del papa. Qui giunto domanda con ansietà ai camerarii gli procurino accesso al sommo Pontefice per negozio urgentissimo; andarne di morte, e di vita: per amore di Dio facciano presto. E non sono partiti ancora?

Un camerario con molta pausa prendendolo per le braccia, e tenendolo fermo davanti a se in aria beffarda, ma perfettamente garbata, gli dice:

—Chiarissimo signore Avvocato, ella ha da sapere come qualmente Sua
Santità tuttavia riposi.

—Ma io so che il Santo Padre si alza di buonissima ora.

In questa un altro camerario, tolto il Farinaccio pel braccio sinistro, gli faceva fare un quarto di cerchio a mancina favellandogli:

—Ma si assicuri, illustrissimo, che il Papa dorme sempre.

Un terzo camerario, stretto a sua posta per l'altro braccio Prospero, lo girava a destra, ed anch'egli lo cerziorava:

—Capisce, degnissimo signore Avvocato, Sua Santità vuol dormire—perchè non ha chiuso occhio tutta la nottata.

Per questo modo il Farinaccio, ora aggirato da quello or da quell'altro, si trovò ad avere descritto un cerchio intero con la propria persona, e, tranne un profluvio di melliflue parole, non avere ottenuto cosa che valesse. Tale correva allora il costume in corte di Roma, ed anche di presente credo che si usi così.—La fortuna volendo dare una mentita a cotesti nuovi farisei, fece che in quel punto il coppiere del papa si presentasse in anticamera con una tazza spumante di cioccolatte apprestato pel suo padrone, e se ne andava diritto verso la stanza cubicolare per ministrarglielo.

I camerarii, per non iscomparire così alla spiattellata, gli ammiccavano a sostare; ma quegli ingenuo disse: