—Io non vi capisco; dianzi mi avete chiamato come se fosse il finimondo, onde portassi il cioccolatte a Sua Santità, che da un bel pezzo era desta, ed ora volete ch'io mi fermi.

—Tu trasecoli; noi non gli abbiamo sentito suonare il campanello. Sua
Santità dorme di certo.

—Se non udiste voi da vicino, o come va che lo sentii io da lontano? Voi m'incominciate a doventare di quelli, di cui dice il Vangelo: habeant aures, et non audiant.

In questa ecco udirsi squillante il tintinno del campanello, come agitato da persona spazientita di aspettare.

—Ve lo aveva pure avvertito, che siate benedetti!—Largo, proseguì il coppiero, che Sua Santità facilmente va in bestia, ed a me toccherebbe la prima lavata.

E si fece più oltre per sospingere gl'importuni, e passare.

Il Farinaccio allora, prontissimo imitando lo esempio del coppiero, in danno di questo gli tolse il bacile di mano, aperse la porta, e penetrò audace nella camera del pontefice. Il coppiere stette lì per gridare: al ladro! Ma subito dopo, non gli parendo verosimile che un ladro di tanto fosse ardito di penetrare là dentro, e molto meno poi da rifugiarsi nelle medesime stanze del pontefice, rimase lì sbigottito; tanto più che il Papa stesso glí accennò con la mano si allontanasse.

Prospero, deposti sopra la tavola guantiera e tazza, si prostrava ai piedi di Papa Clemente dicendo:

—Non mi sia ascritto a colpa, Beatissimo Padre, io ve ne supplico in ginocchioni, di assumere le parti per me onoratissime del più umile fra i vostri servitori.

—Alzatevi…