Queste parole, profferite con senso inenarrabile di scherno, caddero sul capo del Farinaccio come una falda di fuoco infernale: levò gli occhi per fissare in volto Papa Clemente, e il volto di Papa Clemente gli apparve di pietra:

—La mia coscienza, riprese Prospero avvilito, mi dice che non avrò più pace.

—L'avrete,—credete a me, che me ne intendo—l'avrete. Meritissimo signor Consultore, io vi conosco per uomo di molta perspicacia, e nella professione vostra singolare. Voi, e di ciò vi tributo la lode meritata, adempieste il nobile ufficio vostro con zelo e perseveranza, che appena potevano rinvenirsi uguali, maggiori non mai. Ora, poichè tanto sapete fare il vostro dovere, soffrite in pace che altri faccia il suo.

—E appunto, Santo Padre, perchè non solo il sentimento del dovere, ma l'affetto, la necessità della vostra angusta natura vi persuadano la giustizia, io mi feci ardito ammonirvi di tutto quanto vi ho esposto, onde con eterno carico del vostro nome poniate mente a non isbagliare la strada.

—Noi abbiamo rispettato (e qui la voce del papa si fece sentire un cotal poco tremante) in voi lo ufficio dell'avvocato; adesso rispettate in noi quello di giudice.

Il Farinaccio, prostrato sempre ai piedi del pontefice, aveva sembianza di uno di quegl'isdraeliti, che a piè del monte Sinai stavano in aspettazione della parola di Dio, e, come loro, egli udiva formarsi sopra il suo capo la parola in mezzo a fulmini ed a tuoni. Però non si dette anche per vinto, e tentando uno sforzo disperalo insistè:

—Dove non giunge la giustizia arrivi la misericordia…

—Bisogna che muoiano!…—concludeva tagliente il pontefice, e col piè premeva il pulvinare di velluto.

—Bisogna!—esclamò il Farinaccio levandosi in piedi. Ah! se bisogna, allora la faccenda è diversa. Perdonate, Beatissimo Padre, se per me siffatta necessità s'ignorava, e concedete ch'io mi allontani con la morte nel cuore.

Il Papa si accorse aver detto troppo, e conobbe essere mestieri emendare, come meglio potesse, la incauta parola.