A Farinaccio pareva di vedere rinnuovato in se il caso del patriarca Giacobbe, quando i figli traditori gli posero nelle mani la vesta insanguinata di Giuseppe, ed egli ebbe a dir loro: grazie! Partiva col cuore lacero, e il prete mascagno presumeva avergli dato ad intendere che lo aveva vinto. A capo basso, con voce fioca rese grazie al Pontefice per la sua degnazione, mentre questi, in sembianza di affettuosa premura, gli andava ripetendo:

—Ora subito vi spediremo il placet, e vi autorizziamo ad annunziare spacciatamente averlo noi concesso ai meriti di vostra signoria…

Ex ore leonis—mormorava il Farinaccio scendendo dal palazzo Quirinale:—i nostri antichi consacravano agli Dei i lacerti dell'agnello riscattato di bocca al lupo.

E così allora pensò; molto più dopo, quando conobbe di qual sorte grazia avesse fatto al garzoncello Bernardino il Papa Clemente. Tuttavolta, coll'andare del tempo, col sentirselo ripetere dallo universale, e col riceverne grazie fervidissime, non che da altri, dallo stesso Bernardino, e trovando inoltre il suo tornaconto a credere così, terminò col credere davvero di aver sottratto cotesto fanciullo alla morte. I facili amori, le alterne vicende del giuoco, la plebea gozzoviglia lenirono in prima, poi resero ottuso affatto in lui il senso del rammarico. L'agiatezza che ricavava dallo ufficio di consultore, il credito grande che godeva in corte lo persuasero più tardi ad astenersi dalla difesa dei Cènci per la rivendicazione dei beni fidecommissarii infeudati in benefizio della Camera Apostolica. Si scusava col dire che egli, in quanto a se, aveva fatto assai: adesso altri si provasse: anche Gesù Cristo aver chiamato il Cireneo a sollevarlo dal peso della croce.

Queste ed altre cose diceva con sembiante di vero, ma ell'erano false.
Vero unicamente l'atroce presagio del sacerdote scettrato, quando a
Prospero Farinaccio, che lo interrogava chi lo avrebbe salvato dalla
propria coscienza, rispose: «la vostra coscienza!»

CAPITOLO XXX.

LA MOGLIE.

Mulier diligens est corona viro suo. Proverbii.

Ma l'amore non dorme. Guido aveva avuto modo di sapere la sentenza funesta appena segnata. Non la temendo così imminente, rimase colto quasi alla sprovvista: non per questo sbigottivasi punto dell'animo, e, ricorso ai banditi suoi novelli amici, mandò sollecito per essi pregando, e quasi ordinando (imperciocchè la sua autorità di giorno in giorno appo loro fosse venuta crescendo) che travestiti di varie maniere si avessero a trovare adunati, senza frapporre indugio, nello Anfiteatro Flavio.

Infatti due ore prima che l'alba spuntasse incominciarono i masnadieri a riunirsi in drappelletti di due, di tre, di quattro, quale abbigliato da abbate, tale altro da frate: parecchi mantennero le vesti rusticane, nè mancarono di quelli che comparvero con abito da gentiluomo; e tanto è falso il proverbio «la tonaca non fa il monaco», che i nostri banditi incamuffati da gentiluomini non si sarieno distinti in cento volte co' veri gentiluomini bagnati e cimati. Però, fatto il conto, i raccolti non si trovarono a superare i quaranta, numero troppo piccolo per cimentarsi in impresa di rilievo. Guido e gli altri però non erano uomini da peritarsi per questo a mettersi allo sbaraglio; in ispecie Guido, il quale vi si sarebbe cacciato anche solo. Udite le opinioni di tutti, Guido ordinò prendessero per segnale un pampano di vite, e se lo mettessero al cappello, ovvero al cappuccio, e provvisti di armi corte si frapponessero nella processione mentr'essa accostavasi al palco. Colà sbarattati i fratelli della Misericordia, e sbirri, e soldati, levassero di peso la Beatrice e la trasportassero dov'egli, salito su di un polledro che fulminava, l'avrebbe tolta in groppa, e menatala fuori delle mura alla dirotta: eglino poi in mezzo alla baruffa, giovandosi del trambusto, si sbandassero, e procurassero guadagnare Tivoli, ov'esso gli avrebbe aspettati. I masnadieri concorsero tutti di gran cuore in cotesta sentenza, come quelli che per natura propendevano a cotesti fatti arrisicati; e poi, conoscendo lo affetto smisurato che la universa Roma portava alla Beatrice, fidavano procacciarsi grandissima rinomanza, della quale pure erano teneri: per ultimo il premio promesso, se giungevano a salvare la fanciulla, era veramente da Cesare, com'eglino stessi ebbero luogo in seguito di dire più volte.