—Io no… ma ve lo riporteranno, non dubitate… Addio.

Piangevano tutti, e si udiva alto dintorno un suono di gemiti, un singhiozzare irrefrenato, come se a ciascheduno degli astanti fosse tratto a morte o figlio, o fratello.

Si riprende la via della passione. Chi si sentiva fra gli spettatori affaticato delle sofferte sensazioni, chi procedeva cupido di nuove più acute… Anime dure!

Angiolina rimasta sola presso la desolata Luisa, si trovava sgomenta a trasportarla nelle sue stanze.—Non uno dei tanti servi, non uno dei tanti clienti, ed amici della famiglia Cènci si trovava costà per sovvenirla nello ufficio pietoso. Uomini ed animali si allontanano dalla casa che minaccia rovina. Ella si fece fin presso la strada pure aspettando che qualcheduno passasse. Alla fine gli occorse il vecchio Giacobbe ebreo, che poco oltre il palazzo Cènci teneva bottega di rigattiere (dacchè parmi avere avvertito, che cotesto palazzo si trovasse in vicinanza del Ghetto). Su le prime Angiolina sentì ribrezzo valersi della opera di tale che, secondo le opinioni del tempo, stimavasi men di un cane; ma vinta dal bisogno, così alla trista, lo richiese a darle una mano per portare in casa la povera gentildonna. E Giacobbe, a cui non erano sfuggiti la superbia delle parole, nè l'atto acerbo, tentennando il capo rispose:

—Volentieri, donna mia. Il Signore nella via sua ha visitato questa casa, e tutti i miseri hanno da essere fratelli.

Giacobbe entrò in mezzo ai fanciulli, i quali in ginocchioni stavano piangendo intorno alla caduta reputandola morta, e si recò in collo la Luisa consolando tuttavia i fanciulli, ed assicurandoli che la mamma era viva. Ei la depose sul letto, le sottomise al capo gli origlieri, e per ultimo, tenendosi lì ritto ed ossequioso, disse ad Angiolina:

—Nati a soffrire e a morire, anche noi, che voi maledite, abbiamo un cuore qui dentro. Se più volete da me, domandate, vi prego, e le creature di Dio divise dalla ingiustizia sieno almeno riunite dal dolore. Angiolina lo accomiatava, attentandosi per fino a stringergli la mano. Luisa dopo lunga ora rinvenne: girando attorno al letto gli occhi smarriti vide i figliuoli, come Niobe un giorno contemplò i suoi, trafitti dalle saette della sventura. Si appoggiò sopra un gomito sollevando alquanto la persona, e con voce languida disse loro queste parole:

—Noi non lo rivedremo più! In breve, fanciulli, noi non avremo più tetto che ci ricovri:—tutto perderemo in un punto; padre, congiunti, amici, fama, e sostanze. Dimenticate chi foste, per rammentarvi quello che siete. Quando gli amici di vostro padre fingeranno di non riconoscervi, non ve ne adontate: i servi vi hanno abbandonato, compatiteli; essi stanno attaccati al pane, e voi non avete più pane: i figli dei gentiluomini si vergogneranno di voi; bastate a voi stessi: i figli del popolo vi fuggiranno; riconduceteli a voi con lo affetto: la mano di tutti sarà contro voi, la mano vostra non si alzi contro nessuno. Non maledite al padre vostro però che egli fosse misero, non colpevole; e fosse stato anche reo, non istà ai figliuoli giudicare dei proprii genitori: ma io vi affermo ch'ei fu infelice, e innocente; però pregate che se egli non può più venire verso di noi, a Dio piaccia ricondurci tosto presso di lui. Siamo soli; raddoppiamo fra noi i vincoli dello amore, e noi non ci accorgeremo della nostra solitudine…

A questo punto degli accenti desolati fu udito dietro di loro un rammarichìo, che gli accompagnava. Luisa piegata la faccia conobbe essere Angiolina, la quale a rispettosa distanza genuflessa aveva giunto le manine al suo pargolo, e quelle levate con le proprie verso il cielo plorando pregava. In cotesto modo la gentile intendeva significare alla Luisa Cènci, che non tutti i cuori l'avevano disertata; e gliene avanzava sempre qualcheduno il quale parteciperebbe alle sciagure della sua famiglia, e piangerebbe con lei.

Comprese la Luisa la rampogna amorosa, e chiamata a se Angiolina le cinse di un braccio il collo, e baciatala riprese: