Malgrado simile infortunio i compagni di Guido avrebbero condotto in salvo la Beatrice, avvegnachè non fossero gente da smarrirsi, e, impadronitisi della prima carrozza fosse loro capitata davanti, avrebbero fatto prova di trasportarla con quella: ma lo intoppo venne da altra parte, essendo stato fatale per Beatrice che lo affetto degli uomini le nuocesse più, e peggio dell'odio.
Il popolo, arricciandosi come l'acqua che rompa nei frangenti, storna impetuoso, rincalzato da una squadra di armati distinti col tassello bianco su la berretta: anche questi dicevano davvero, dacchè menassero fendenti da recidere teste, o punte da traforare parte parte chiunque fosse stato tardo a cansarli.
Beatrice per entro a questo contrasto sembrava navicella in mezzo al mare in burrasca. Ora appariva su l'onda delle teste popolesche, ora spariva, ora avanzava, ora indietreggiava;—un passo alla fuga,—un passo al patibolo.
Il giovane Ubaldini, che dalla staffa della carrozza apparecchiata a ricevere la Beatrice vedeva tutto, conobbe come altri si affaticasse a salvarla, e, per difetto di accordo, invece di aiutarsi s'impedissero, con rovina manifesta della impresa. Atterrito dal pericolo presentissimo, precipitò giù per correre ad ammonire i suoi cessassero di spingere avanti; al contrario voltassero faccia, se non volevano perdere la Beatrice. Ma il dabben giovane tra lo scompiglio, le ferite e le strida non giunse a farsi intendere da tutti; e i pochi che lo intesero non sapendo quello ch'egli volesse, e vedendolo disertato dal suo posto, tennero per disperata la faccenda, ed invilirono nell'animo.
Intanto i cavalieri sgominati prevalendosi del terreno sgombro si raggranellavano, e si stringevano: dietro ad essi anche gli sbirri si riunivano. Ricomposta la squadra, il capitano ordinò la carica; la quale riuscì molto agevolmente, dando dentro a gente scomposta. Il giovane Ubaldini, come lo consiglia amore, si attenta solo a far testa agl'irrompenti cavalli, e ficca fino all'elsa la spada nel collo al primo che gli si para davanti; ma gli altri oltrepassando gli menarono due fendenti, uno dei quali gli spaccò il cranio, e l'altro gli recise la spalla; cosicchè ei cadde in terra per morto. La milizia a piedi serratasi in quadrato, presentava una massa a scompaginarsi impossibile. In questo modo da tergo incalzati, e di faccia respinti, ai compagni di Guido non rimase altro scampo che salvarsi dai lati, la qual cosa essi fecero con incredibile ferocia allorquando conobbero la impresa rovinata. La Beatrice, appunto come la navicella dopo essere stata lungamente sbattuta viene gittata dalla crescente procella a rompere fra gli scogli, dai moti diversi e contrarii dei suoi medesimi salvatori è sospinta ai piedi del patibolo.
Qual cuore fu il suo in mezzo a coteste vicende? Riaperse Beatrice il petto alla speranza? Accarezzò le liete immagini della vita? Le sorrise amore? Le sorrise amore; ma tanto ella non desiderò più la vita. Troppo camino ella aveva percorso verso il sepolcro per tornarsene indietro, e ricominciare da capo; però che tutto quello che aveva detto intorno a questo argomento le fosse uscito proprio dal cuore. Lei oggimai invadeva, non dirò smania, ma desiderio sincero di riposare il suo capo nel seno di Dio: e nonostante questo le sorrise amore, chè anche su l'orlo del sepolcro la creatura umana, in ispecie la donna, si talenta del sapersi amata. Errano poi quando scolpiscono Amore lacrimante sopra la tomba della vergine innamorata: egli vi scende insieme con lei, e vi dimora; avvegnachè anche le nude ossa tremino di amore quando l'amico si volga alla cara defunta con un ricordo, o con un sospiro. Beatrice vide Guido, e gli mandò lontano l'ultimo addio. Guido vide lei, e, malgrado lo spazio, si baciarono col guardo.
Si baciarono! A piè del patibolo, o dopo la estrema unzione, anche una santa può soffrire essere baciata dall'uomo che di lei s'innamorò. Non si registra fra le colpe in cielo il penultimo bacio di amore, purchè l'ultimo sia quello della morte. Anche Michelangiolo baciò Vittoria Colonna mentr'ella spirava. Questi affetti non possono comprendersi dai vulgari, bensì da menti use a disvelarsi nel raggio della divinità; da anime, che nascendo abbiano sortito intelletto di amore. E Beatrice, come se fosse presente, come se gli tenesse le dita fra i ricci delle chiome bionde, in armonia di musica favella al suo amatore queste parole:
—Ah! Guido, amor mio, sta lieto; Dio non vorrà tenerti a tribolare quaggiù. Guido, piangi… pentiti; ogni lacrima ti darà una penna per salire al sommo Bene: non si vola al cielo che con ale di dolore.
Il Padre Angelico stava atterrito; e maledicendo allo spirito maligno che suscitava in lei cotesti pensieri terrestri, la chiamava fortemente a nome, e la scongiurava di tenere lo intelletto intero appuntato in Dio.
—Beatrice sgombra dall'anima ogni ardore, che non sia celeste. Non ti voltare addietro sopra la soglia della Eternità a contemplare la vita.