—Avete ragione: non fa neanche una grinza. Volete, altro, don
Francesco?

—Ah! sì; un altro servizietto da poco. Conosci il falegname, che abita presso Ripetta? Quel desso, che rifece la casa co' miei danari?[3]

—Quel giovane, che stava dianzi in sala ad aspettare? Sicuro che lo conosco, e so dove sta di casa; perchè quando la faceste rifabbricare di nuovo andai a vederla, per ingegnarmi a spiegare su la faccia del luogo lo indovinello della vostra beneficenza.

—E non sono uso a fare del bene io? Ed anche adesso non ti benefico? Non aggiungere la ingratitudine agli altri tuoi peccati, perchè egli è quello che più dispiaccia all'angiolo custode.—Domani notte…

—Non posso servirvi: sono impegnato col signor Duca… non rammentate?

—Farò le tue scuse…

—Abbiate pazienza; l'onore del mestiere non permette che io manchi…

—Procurerò che egli ti dia licenza di propria bocca…

—Oh! allora va bene.

—Domani notte, dunque, t'introdurrai come potrai nella bottega del falegname. Prendi gli arnesi e i legni che troverai là dentro, ed alzane una catasta: poi mettivi sotto i fuochi lavorati, ch'io ti apparecchierò; e verrai per essi domani dopo l'Ave Maria, presentandoti alla porta del chiasso: accendili, e vientene via dopo aver chiuso di nuovo la porta della bottega. Avrai per questa opera pia cento ducati. Servi fedelmente, che in breve intendo farti ricco. In vero, dove potrei impiegare il mio danaro meglio che con te?—E tu devi convenirne meco. Allontanati per la via del giardino, e procura che nessuno ti veda all'andare, nè al tornare.