—Voi mi volete far morire d'indigestione…
—Mi era parso, poc'anzi, tu ti partissi pessimamente soddisfatto, ed io ho voluto richiamarti perchè tu abbi la miglior giunta alla buona derrata.
—Questo è proprio un diluvio di tenerezza per me!
—Tristo cavaliere è colui, che non ha cura del suo cavallo; e non vi ha favore ch'io non mi mostrassi parato a farti, per torre via dal tuo cuore quella po' di ruggine che potresti avere concepito contro di me.
—Ruggine, io? Ma che vi pare, don Francesco; io vi ho voluto sempre più bene che al pane.
—Che si fa a morsi, eh? Vien qua, piacevolone, ch'ella è appunto una burla quella che ti propongo. I ducati, di che io ti diceva, già sono tuoi…
—Dove son eglino?
—Non manca altro, che tu le li vada a pigliare. Non torcere il muso. Hai tu veduto quel corvo di prete? Ebbene; io glieli ho donati secondo la tua intenzione. Ora hai da sapere come costui sia curato a santa Sabina, piccola chiesa lontana dall'abitato. In casa tiene una vecchia, un gatto, e, a quanto pare, un asino: faccenda agevole, e da compirsi stanotte. Troverai i danari dentro allo inginocchiatoio accanto al letto del prete.
—O perchè glieli donaste voi, se avevate in mente di ritorgli sì presto a quel poveraccio?
—Quando io pretesi insegnarti la maniera di entrare nel palazzo Falconieri, tu mi avvertivi non ispettare a me mescolarmi in simili bisogne…. te ne ricordi? Adopera dunque verso me la discretezza, che volesti io usassi teco.