—E come mai Luisa, consorte mia, con quel buon giudizio che ti trovi, hai potuto prestar fede a così infame e stupido scritto?
—Perchè è vero—rispose la donna petulante con singhiozzo convulso.
—Luisa, e vorrai tu credere piuttosto al calunniatore a cui manca perfino il coraggio di manifestare il suo nome,—che può avere, ed ha certo mille fini ingiustissimi operando così proditoriamente; come alienarmi il tuo cuore, turbarmi la pace domestica, rapirmi l'unico bene che mi resta, l'amor tuo,—e non a me…..che ti amo come la pupilla degli occhi miei, che ti onoro come madre dei miei figli… e che questo ti affermo, e ti giuro su l'anima mia?
—Io credo più al foglio che a te, perchè il foglio dice la verità, e tu sei un bugiardo.
—Luisa, in miglior punto io vi ricordo lo insegnamento che presumeste testè darmi: avvertite che i vostri figliuoli non già possono ascoltarvi, bensì vi ascoltano, e che io sono il loro padre.
—Io te lo dico a posta in loro presenza affinchè imparino a conoscerti per tempo.
—Silenzio!—Donna—silenzio! Quanto andate fantasticando è falso; io ve lo giuro su la fede di gentiluomo onorato, e basta.
—Davvero, voi siete un gentiluomo senza macchia; vi avanza ad essere senza paura per rassomigliare al Cavaliere Bajardo! E quando a me e alla mia famiglia voi deste ad intendere come il consenso di vostro padre concorresse alle nostre nozze, non giuraste del pari su la fede di gentiluomo onorato?
Giacomo arrossì fino alla radice dei capelli, poi ridivenne pallido; all'ultimo disse con parole di amarezza:
—Veramente, colei per amore della quale commisi un fallo… non dovrebbe così severa rimproverarmelo;… allora la passione per voi mi tolse il senno…