—E qual cosa vi ha dato motivo di supporre che i parenti miei, ed in ispecial modo donna Luisa mia signora nuora, potessero riuscirmi molesti? Voi spiate gli andamenti dei vostri padroni, ed è gran male; voi interpretate alla rovescia le loro intenzioni, e questo è peggio. Andate dal mio maestro di casa; fatevi pagare l'annata intera, e spogliate la mia livrea;—stasera non avete a dormire in palazzo[1].
Il servo rimase come colui, che cercando sotto un albero rifugio dalla pioggia, sente cascarsi sul capo un ramo rotto dal fulmine; volle prostrarsi, s'ingegnò parlare, e così con voce e con cenni domandare mercede; se non che il Conte, mal sofferendo che il servo si trattenesse dopo il suo comando, con suono al quale era impossibile resistere aggiunse:
—Uscite…
—Ah! clarissima ed illustrissima donna Luisa,—diceva il servo con parole ardenti—vede… per aver fatto entrare vostra signoria tocca adesso uscire a me. Lascio considerare a lei se sia giusta. Io mi trovo proprio per le strade:—non dirò per colpa sua, Dio me ne guardi!; ma finalmente per renderle servizio mi capita addosso questo male:—veda un po' di ripararlo: mi raccomando a lei, gliene va di coscienza…
L'anima del servo, mezzo supplicando e mezzo rinfacciando, stretta dalla agonia del pane, si attaccava a donna Luisa (disprezzata poco anzi) come ultima àncora di speranza.
Luisa per vero dire sentì stringersi al cuore pel duro caso, e più per quel meschino; e stette in forse se dovesse andare oltre, o ritornarsene a casa; come quella a cui pareva avere avuto schiarimento abbastanza, ed essercene di avanzo: tuttavolta prevalse in lei il consiglio peggiore, ed entrò.
I vecchi servi furono attorno al compagno disgraziato, e sottilmente deridendolo gli medicavano la ferita con l'olio di vetriolo.
Luisa, con atto nè umile nè superbo, si fece accosto al banco dove il suocero l'aspettava in piedi; e poichè, ella per onorarlo come padre, voleva prostrarglisi davanti, egli non lo permise; ma rilevandola prontamente, con voce benigna favellò:
—No, figlia mia, io non ho le orecchie nei piedi. Non sia per rimprovero; ma la creatura umana non deve prostrarsi ad altri, che a Dio.
—Signor padre, poichè voi così benigno mi concedete il diritto di adoperare questo nome, permettete che innanzi tratto vi domandi perdono di non essermi mai presentata al vostro cospetto. Mi avevano assicurato che voi mi avreste bandita da casa vostra… questa onta, voi intendete, è insopportabile per una gentildonna romana…