—Venne il tempo—disse il Conte con voce solenne; poi, composto il volto ad austero atteggiamento, proseguì:—Però, miei nobili amici, vi supplico a rispondere innanzi a questa mia domanda:—Se Dio, scongiurato tutte le sere prima di adagiare le mie membra sopra le piume, e tutte le mattine aperti appena gli occhi alla luce—ardentemente,—lungamente per un voto, che sul capezzale lasciava, e sul capezzale io rinveniva:—se Dio, che udiva la mia preghiera raccomandata dai Sacerdoti in mezzo al santo sagrifizio della messa, dai canti delle vergini sacrate, dalle orazioni dei suoi poverelli:—se Dio, dopo avermi disperato di concedermi ascolto, allo improvviso, per un tratto della sua misericordia infinita, i miei desiderii oltre la speranza adempisse, non avrei, dite, ragione di esultarne io?—Se così fosse, com'è certamente, esultate, rallegratevi meco—perchè io sono uomo in tutta la pienezza della parola—felice!…

—Beatrice—figlia mia—sorreggetemi… ho paura….

—Aiutatevi, rispose Beatrice a Lucrezia, come potete… perchè io non posso… la testa mi va in giro, e tutti i convitati mi pare che nuotino nel sangue!

—O Dio! o Dio!, soggiunse la Lucrezia, mi prende il freddo nelle ossa come al venire della febbre quartana.—

—Immagino, nobili amici e parenti, che voi tutti sappiate, e se taluno lo ignora lo apprenda, prosegue il Conte,—nella chiesa di san Tommaso essersi fatti da me costruire sette sepolcri nuovi di marmo prezioso, per lavoro pregiati,—e poi pregai il Signore, che prima di morire mi concedesse la grazia di seppellirvi dentro tutti i miei sette figliuoli; e finalmente votai, che avrei abbruciato palazzo, chiesa, masserizie e arredi sacri come un fuoco di gioia.—Se fossi Nerone, avrei giurato incendiare Roma una seconda volta.

I convitati guardavano l'un l'altro piuttosto attoniti, che atterriti; poi miravano il Conte, vergognando per lui che si fosse lasciato prendere dal bere soverchio.—Beatrice teneva declinato su la spalla destra il volto, pallido come la rosa appassita che le pendea dai capelli. Il Conte infernale con maggior lena gridava:

—Uno già ve ne ho sepolto: due altri a un tratto, la Dio mercè, mi è dato seppellirveli adesso: due stanno in mia mano, ch'è quasi giacere nel sepolcro: ci avviciniamo al termine. Dio, che mi compartisce segni così manifesti del suo favore, vorrà certo, prima che io muoia, adempire al mio voto.

—O Conte! avreste bene dovuto scegliere argomento di scherzo meno lugubre di questo.

—Egli è pure il tristo vezzo ridere mettendo spavento!

—Rido io? Leggete….