Ella si muove sì dolendo,

Che anzi la sua partita

L'ascolta con pietade il suo Fattore.

Dante Alighieri.

SCENA I.

Facciata di una Chiesa intorno alla quale stanno le arche de' Cancellieri. È sera.

BIANCA.

Grato ufficio compiei. — Trovai l'angoscia, Ho lasciato il contento... Oh! di qual puro Gaudio brillò! dei Santi gaudio egli era. — Quanti pochi deliziarsi sanno Nel gaudio altrui! Povera zia! di gioia Ben era tempo. — Tu piangesti tanto! Altro, e più mesto ufficio avanza. — In questa Tenebra, chi mai la diletta tomba Additerammi? — Il core. — Eccola... è dessa. — Polve che dentro di quest'arca stai, Di tal che fu tua figlia odi la prece: — I baci miei del marmo che ti fascia Temprino il freddo e ti riscalda. — Sorga Qualche scintilla dell'antico amore... Non risponde che l'eco. — E qual del cielo Parte ti accoglie, o madre, che non m'odi? Forse ti specchi in Dio, e nel suo ardente Riso ti fai beata? — Oh! a questa valle Volgi il guardo, e vedrai cosa che in cielo Anco ti fie diletta. — Ah! noi raminghi Di Eden condanna allo sapere al pianto; — Forse più che non temo a me si appresta Di travaglio... — A soffrire ti apparecchia... Meditiamo la morte...[27]

SCENA II.

Due Uomini che portano una bara.