ALLUSIONI STORICHE.

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Appiè del letto

Starsi un demonio che vi guata fiso.

Questa credenza religiosa era comune a quei tempi. Nello Specchio della vera Penitenza trovasi un fatto molto somigliante all'esposto; non sia grave di leggerlo qui trascritto. — «E' fu uno cavaliere in Inghilterra prode in arme, ma di costumi vizioso, il quale gravemente infermato, fu visitato dal re che era uno santo uomo; e indotto che dovesse acconciarsi nell'anima, confessandosi come buon Cristiano, rispose, e disse: Che non era bisogno, e che non voleva mostrare di aver paura, nè essere tenuto codardo o vile. Crescendo la infermità, e il re un'altra volta venne a lui, e confortandolo, e, come aveva fatto prima, inducendolo a penitenzia e a confessare li suoi peccati, rispose: Tardi è oggimai, messer lo re; perocchè io sono già giudicato e condennato, chè male a mio uopo non vi credetti l'altro giorno quando mi visitaste, e consigliastemi della mia salute, che, misero a me! ancora era tempo di trovare misericordia. Ora, che mai non fossi io nato! m'è tolta ogni speranza; chè poco dinanzi che voi entraste, a me venneno due bellissimi giovani, e puosonsi l'uno da capo del letto, e l'altro da piè, e dissono: Costui dee tosto morire; veggiamo se noi abbiamo nessuna ragione in lui. E l'uno si trasse di seno un piccolo libro scritto di lettere d'oro, dove, avvegnachè in prima non sapessi leggere, lessi certi piccoli beni e pochi ch'io aveva fatti nella mia giovanezza, innanzi che mortalmente peccassi: nè non me ne ricordava. E avendone grande letizia, sopravvennero due grandissimi, nerissimi e crudelissimi dimoni, e puosono innanzi a' miei occhi uno grande libro aperto, ove erano scritti tutti i miei peccati, e tutti i mali ch'io aveva mai fatti, e dissono a quelli due giovani ch'erano gli angioli di Dio: Che fate voi qui? conciossiachè in costui nulla ragione abbiate, e il vostro libro, già è molti anni, non sia valuto niente. E sguardando l'uno l'altro, gli angioli dissono: E' dicono vero. E così, partendo, mi lasciaro nelle mani dei dimoni: i quali con due coltella taglienti mi segano l'uno dal capo, l'altro da' piedi. Ecco quelli da capo mi taglia ora gli occhi, e già ho perduto il vedere. e l'altro ha segato infino al cuore, e già non posso più vivere — E dicendo queste parole, si morì.» — Dante, al XXVII dell'Inferno, tal fa parlare Guido da Montefeltro:

Francesco venne poi, com'io fu' morto,

Per me; ma un de' neri cherubini

Gli disse: Nol portar; non mi far torto.

Venir se ne dee giù tra' miei meschini,

Perchè diede il consiglio frodolente,