Percorrendo la storia delle sepolte generazioni, gemiamo di sdegno per le risse letterarie del Poggio, del Filelfo, di Giorgio da Trebisonda, del Valla e degli altri uomini dotti del quattrocento. Nel sesto secolo vediamo un Castelvetro comprare da un sicario l'anima di Alberigo Longo colpevole di averlo biasimato, e Castelvetro fuggirsi nudo per la notte dalle case che gli aveano incendiato gli offesi dalla sua penna mordace: — prostituire Annibal Caro i sacri studi, e le onorate scuole, onde è simile a Dio la nostra mente,[35] in turpi motteggi contro quel veglio, di cui lo stil, l'inchiostro, e le parole, son la rabbia, il veleno, il ferro e il dente.[36] Insaniscono vituperati l'uno contro l'altro l'Aretino e il Berni. Sacrilego Bettinelli abate si accosta alla venerata urna di Dante, e ne conturba le ossa; altri ardisce angustiare l'anima grande di Vittorio. — Ma perchè non paia che noi, siccome ne avemmo rampogna, più che non convenga ci dilettiamo a cercare per le colpe umane, ci rimanghiamo dal noverarle più oltre. — Forse vorrà alcuno gittarci sul volto il nostro stesso esempio, e ci dirà: Tu pure trascorresti alla ingiuria vergognosa. — Altri coll'altrui esempio si difenda, non già noi: peccavi!.... Ma se alcuna notte vegliammo su i volumi del vero, se di qualche speranza facemmo lieta la patria, ci sia rimesso il peccato. Non si conti quel giorno nei giorni dei nostri anni:[37] noi ne daremmo cento perchè fosse obbliato.

Dunque non saremo migliori mai dei padri defunti? Andrà perduto il tesoro della esperienza, e dalle passate sventure non ritrarremo nè anche il retaggio del sapere? Nello spazio brevissimo in cui viviamo enti pensanti tra polvere e polvere, non ci ameremo mai?

Certo comparvero nel nostro Giornale alcuni scritti immeritevoli di lode: — basti il rifiutargliela; ma si vorranno biasimare gli animi pronti, la voglia amorosa che indusse quei cortesi ad adoperarsi in prò di questo patrio instituto, mentre altri poltriva in ozio neghittoso? — Dovranno incontrar male per bene? — Forse distesero un cattivo scritto, ma fecero una buona azione; e se intendiamo biasimare le buone azioni, noi non vediamo cosa altro ci rimanga ad operare se non che commendare le pessime.

Imitino questi oscuri Scrittori la modestia dell'Indicatore Livornese: — quale è il libro che sia stato da noi con parole amare ripreso? — Il tempo vuole le sue giustizie sopra le triste scritture, e noi lasciamo adoperare a questo unico riparatore dei torti la sua potenza. Le discipline gentili non si promuovono con gli esempi del pessimo; la mente e il cuore si scaldano davanti ai simulacri di eterna bellezza, nè Longino e gli altri retori innamorarono le genti del sublime con i falli di Omero.

L'anonimo Scrittore, forse classico abbastanza da aver letto le male arti delle Sirene nella Odissea, stimò col suono della lusinga assopir noi onde gli offrissimo mezzo di avvilire la lama di un individuo. — Anonimo, anonimo, rammentati che Ulisse si turò le orecchie, e passò illeso dal canto pericoloso, come noi dalle tue adulazioni. — Ogni uomo rende pur troppo, e più che non crede, strettissimo conto davanti la pubblica opinione delle opere sue; ma te chi fece, anonimo, giudice di morale? — Forse la fama candidissima, forse il retto costume? — Mostrati allora a viso aperto, e vediamo se tu sarai quegli che devi scagliare la prima pietra.


Ora dunque io voglio che sappiano, che per anni e per vicende non mutato in nulla, molto meno avrei saputo o voluto mutarmi in queste norme di onesto vivere civile, e che io respingo da me con disprezzo il sospetto di potermi tanto avvilire da scoccare dalla corda di pelo di volpe dardi velenosi riparato dietro l'anonimo. Io ho detto sempre a viso aperto, a mio rischio e pericolo, quanto mi parve dover dire; e Dio consentendo, la mia giovanezza non avrà a vergognarsi della mia virilità.

NOTE:

[1]. Comparisce Bianca.

[2]. Una reliquia.