"Io non mentisco: egli è per bene vostro che mi sono persuaso a palesarvelo; e in quanto alla prova, animo, mio caro giovane! e venite."

Questo uomo era nè più nè meno il Presidente.—Non gli fu difficile condurre seco il giovane prostrato di forza fisica e di volontà, e mentre lento saliva le scale porgendogli braccio, gli mormorava dentro le orecchie:

"Qui al secondo piano abitano meretrici: la mala femmina mena vita fra queste; finse povertà e albergo nelle soffitte, ma ella è delle più famose del secondo piano, e tiene il luogo accreditato perchè piacevolona, vaga di burle, e oltre modo disposta a sostenere una parte in commedia: se capitava in buone mani sarebbe riuscita attrice unica. La finta madre che le serve da mezzana non vale punto meno di lei. Io so tutte queste cose per filo e per segno, perchè—figuratevi—sono il padrone del palazzo."

Giunsero al terzo piano. Il Presidente aperse adagio l'uscio di casa sua, ed invitò il giovane a entrare. Entravano e si trovavano al buio.

"Voi avete promesso farmi vedere… e qui siamo al buio."—Queste parole suonavano come se fossero stritolate fra i denti del giovane.

"Silenzio: quello che ho promesso mantengo.—Porgetemi la mano."

Quegli gliela porse. Il Presidente lo condusse in altra stanza; colà giunto si china verso il pavimento, e cava fuori cautamente un mattone. Dall'apertura proruppe una luce vivissima… Sorse in piedi, si accostò al giovane, e gli disse a voce bassa:

"Se vi aggrada… guardate…"

E il giovano guardò, e vide…

Un urlo disperato come di uomo ferito in mezzo al cuore riempie la stanza. Dopo lunga ora il giovane risensato da grave svenimento si trova giacente in letto, e vede il Presidente con amorevole sollecitudine porgergli aiuto. Questi lo vide appena con gli occhi aperti, Che levate al cielo le mani giunte esclamava: