che quando Amore spira noto, ed a quel modo Ch'ei detta dentro, vo significando;
avendo trovato scritto:—l'animo commosso da troppo affetto,—ordinò a Don Girolamo levasse, mettesse, aggiungesse, tornasse a levare, poi a mettere; e dopo una tortura di ben dieci giorni cacciò fuori il bel periodo: «l'animo all'improvviso commosso da subita piena di affetto impedirebbe le ornate parole.—O giovanetti, egregia della patria speranza, e cura nostra dolcissima, ormai cessarono i tempi nei quali l'albero della scienza non è più l'albero della vita. Noi vi ponemmo sopra un cammino ove nulla è tanto alto che a voi non sia dato sperare, nulla tanto sublime che non vi sia dato conseguire. Il guardiano di mandrie suine voi vedete giungere al papato; tale altro semplice fante perviene al regno di Svezia; il figlio di fabbricante di tele diventa ministro lodatissimo della Inghilterra; lo scalpellino di Possagno si muta in marchese Canova…—Che più? Napoleone, nato in umile isola, di piccolo lignaggio, domina il mondo. Su via, slanciatevi animosi nell'arringo dell'onore in cui vi condusse la carità quasi per mano, ed io vi prometto superbi destini. Che se per malignità di fortuna i superbi fati mancassero, rimarrannovi i generosi. Immaginatevi la creazione come una piramide immensa di cui la cuspide viene formata dalla Suprema Intelligenza, la base da sostanze più umili, ma legate insieme da un vincolo di amore: nessuna può dirsi inutile, ed in qualunque parte piaccia alla Provvidenza di collocarvi, esultate nel pensiero di rappresentare un frammento necessario alla macchina portentosa……
—Oh come anche in Siberia a cavare miniere?
—Anche in Irlanda a bagnare di sudore una terra che non offre altro che sepolcri all'uomo?
—Anche nella China, ove nasci per essere dato in pasto ai cani!
—Anche… e chi sa fin dove avrei moltiplicato le interrogazioni a me stesso, se non mi veniva fatto di levare gli occhi e guardare il Presidente per vedere s'ei burlasse. Potenze dei cieli! il suo sguardo s'incontrò nel mio, e mi sentii le pupille come ferite dal bacino arroventato… pegno fraterno praticato dagl'imperatori cristiani di Costantinopoli;—il freddo lungo la spina diventò maggiore, a modo di Buoso io sbadigliava:
Pur come sonno o febbre mi assalisse,
mi prese nausea grande e languore come alloraquando sorprende il male di mare: chinai la faccia, e gittai tre boccate di acqua o quattro: nè qui rimase il parossismo, chè un molesto tintinnio ingombravami le orecchie, e le arterie delle tempie picchiavano forte come martelli, e gli occhi vagavano per entro fiumane di sangue. Allo improvviso mi parve che le fibre e le vene del mio cervello, comunque finissime, venissero distese sopra un leuto che il Presidente presentava ridendo alla statua di bronzo di Cosimo I nella piazza del Granduca, e la statua atteggiata la destra in roncigli di bronzo strappare acerbissimamente queste mie povere fibre;—piansi di angoscia, e rilevando disperato la faccia tornai a guardare il Presidente. Egli non discorreva più; mangiava: aveva davanti un'oliera con olio, aceto, pepe e sale, e ghermito per le gambe un mazzo di fanciulli, attendeva a trinciarli con un coltellaccio a modo di sparagi… Oh Dio! costui è un Polifemo in progresso; invece di mangiare uomini nudi e crudi, se li divora vestiti e conditi!—e stavo per venir meno.
"Kelp, ben el kelp!" proruppe una voce dietro a me che valse a rompere il fascino: onde io mi volsi, e conosciuto l'uomo, esclamai in suono di lamento:
"O benedetto chi gli dice: cane e figlio di cane! O se' tu, Zabulone!"