"Però di Satana"—soggiunse Zabulone—"troppo ci vuole a raccontare degnamente la storia: se ti basta quella del Presidente, io te la posso dire…"

"Io te ne prego, Zabulone…"

"Buonaparte!—nota bene che io la prendo larga:—Buonaparte, da quell'uomo di vasti concetti ch'egli era, intese convertire i mari in deserti, e farvi perire la odiata Inghilterra, come Palmira o Tebe dalle cento porte. La Inghilterra vinse, ma il suo nemico la lasciò ferita a morte nelle viscere. Buonaparte periva, dacchè le vite degli uomini sono corte, ma quelle dei popoli prima di morire si dibattono in lunga agonia: le ossa di Buonaparte ora dormono in Francia, ma la sua maladizione rode i precordii della Inghilterra come l'acqua tofanica. Adesso, figliuolo mio, vuoi tu sapere chi vinse Napoleone, chi fece capitare male lo smisurato suo concetto del blocco continentale? Noi altri tarli.—Ridi? A torto ridi; chè molto minore cosa che non siamo noi muove guerra alle città, e distrugge gli Dei. I conigli rovesciarono le mura di Tarragona, e i topi rosero il simulacro di Giove in Alessandria. Noi mercadanti, noi banchieri, noi contrabbandieri, noi imperatori del metallo coniato, a cui si curvano i re, fanno di cappello gl'imperatori, sorridono i papi,—e ce ne vantiamo;—noi potenza lenta, implacata, implacabile, invincibile, e impalpabile, solleviamo e precipitiamo chi meglio ci torna.—Io era giovane;—e o mi muovesse talento di agitarmi, o di raccogliere tesoro, o secreto odio contro uomo troppo potente e quindi funesto, o insomma pensieri più alti o più bassi di questi, io mi ridussi a vivere in Malta. Quanto sa l'inferno immaginare di avaro, di cupido e di audace per adunare tesoro, quivi sembrava da tutti i venti della terra raccolto in generale adunanza. A cotesta orribile assemblea pareva che il Signore avesse indirizzato le parole d'Isaia:—prendetevi un gran rotolo, e scrivetevi sopra in istile di uomo: Egli si affretterà a spogliare, egli si solleciterà a prendere,—(c. 8, v. 18).—Dai suoi fianchi la isola versava migliaia di pescicani in sembianza di corsari a percorrere il Mediterraneo intenti alla preda, frotte di delfini gladiatori studiosi di rompere le reti del blocco continentale come la lingua della balena: scorrevano rivi di oro, di fango e di sangue, e intorno ai rivi si affollava prostesa una moltitudine sitibonda di belve maschi e femmine con sembianze umane.

Tra queste belve la più atrocemente feroce che io mi conoscessi era costui…—cotesto tenerissimo Presidente. Al primo vederlo io dissi:—Costui si chiama Maher salab Hasbaz!—Ei venne con moneta di frode, cuore di pietra, e mani violente: cominciò ad esercitare l'arte di mezzano di tutto,—merci,—peccato,—delitto… però la fortuna gli svolazzava d'intorno come mosca molesta; lanciava la mano, e quella si allontanava irridendolo: quindi più forte riardeva in lui la rabbia dell'oro.

Tentò una via, e fu questa.—Condusse a fitto una casa, e studio fosse o ventura, nelle botteghe terrene io notai un oste, uno armaiolo e un caffè; al primo piano si teneva bisca, al secondo bordello; il terzo abitò il Presidente, quasi trono condegno alla sua divinità. Quinci come il ragnatelo dal buco muoveva le fila insidiose della tela.

Certo fondaco inglese, ricco di molti milioni di oro, si fermò a Malta per raddoppiare smisuratamente gli averi, come persuade la folle agonia agli uomini. Potente di danari, favorito dal governo, da menti alacrissime ottimamente diretto, i suoi traffici in breve parvero un uragano di lire sterline.—Preposto alla cassa era un giovane biondo e bello e di gentile aspetto, di anni tra i venticinque e i trenta. Spesso lo vidi circondato da masse enormi di ghinee, di luigi, di dobloni; e me lo finsi un ebbro che corre intorno all'orlo dell'abisso, sicchè talora mi venne fatto esclamare:—Dio di Giacobbe, abbilo in guardia!

Chi lo traesse e come, io non saprei ben dirti, ma e' fu tratto alla bisca: giuocò danari, ma pochi; lo vinse il fastidio, ed andò via. Il pesce aveva bucato la rete. Il Presidente immaginò nuova insidia: tanto vi si adoperò, che lo condussero come bove al macello; ma come avevano preveduto lo prese la sazietà, e lasciò il luogo: ed ecco andargli incontro, non la donna dei Proverbi di Salomone,—in assetto di meretrice, strepitosa, e sviata,—ma una fanciulla cauta di animo, dimessa nelle vesti, e in sembianza mesta, intenta tutta a ricercare una moneta smarrita che aveva riscossa per certi pannilini lavati e stirati:—e non le doleva già la moneta, ma il pensiero che la sua povera madre, la quale abitava su nelle soffitte, l'aspettava per comprarne la cena.

Il giovane ebbe pietà della giovane bellissima; e gentile com'era, volendola aiutare e ad un punto non offenderla, finse unirsi a lei nella ricerca, e trattosi destramente di tasca una moneta uguale alla perduta, gliela porse dicendo averla trovata.

Qui sorrisi e grazie da una parte, e dall'altra lunghi sguardi e benigni, perchè la fanciulla era bella.

E mentre il giovane si partiva, la fanciulla, posto il piede sopra, inciampò nella sua moneta: fece atto di maraviglia, sembrò esitare un momento, ma poi chinatasi presto la raccolse, e volgendosi al luogo donde il giovane si era dipartito, scrollò due e tre volte il capo in aria beffarda.