— Mi fiderò.... ora va.... e mandami Ciriaco.
A Caterina non parve vero sentirsi licenziata, tanto le s'era mosso il ribrezzo addosso; ma, quando meno se lo aspettava, ecco sente richiamarsi da Lelio, che le dice:
— Via parla libera, me l'hai tu detta la verità? Bada! sei sempre a tempo a salvarti l'anima. L'offeso son io; io ti do la quitanza, però all'arcangiolo Michele cesserebbe il diritto di proseguire contro di te al Tribunale di Dio la querela di falso testimonio.
— Vi ho a dire una cosa, lustrissimo signor padrone, io credo, che invece di darvi tanti pensieri del Rosso per l'anima altrui voi fareste pur bene a provvedere un po' più alla vostra.... Io vi ho detto la verità, e parmi ci avreste dovuto provare piacere, ma voi cercate il male per medicina; pregate Dio di non trovarlo quale vi meritate: io mangio il pane vostro non la vostra cenere; voi fareste scappare la pazienza a Giob; se così vi quadra, e voi tenetela, altrimenti rincaratemi il fitto.
E se ne andò sbatacchiandosi l'uscio dietro; dopo lei venne Ciriaco: brevi le parole e sommesse, accompagnate da gesti rotti e da sguardi furtivi: indi a poco Ciriaco conchiuse: Ho capito! — E recatosi nella stalla sellò un cavallo mettendosi senza indugio in via; a mezzo la contrada, essendosi imbattuto nella Fulvia, che tornava a casa, questa gli domandò:
— Dove vai con tanta prescia?
— Io me ne vado a Roma.
— E non per acquistarvi la indulgenza. Bada, Ciriaco, colà adesso tira un vento di forca, che consola; — e le massaie dai campi hanno raccolto la canapa.
— Gran mercè del buon viaggio, ma non dubitate, padrona, io ci vo per un'opera di misericordia corporale: sono arrivate novelle, che al povero babbo mio sia cascata la gocciola; però, se prima che ei muoia io voglia rivederlo, bisogna che mi affretti.