— Carmina, vorreste farmi una carità fiorita?

— Due, Betta, se posso.

— Oh! sì che lo potrete molto agevolmente, Carmina: io vorrei che mi additaste dove potrei rinvenire questo benedetto dottore.

— Voi siete nata vestita; voi non avrete a sconciarvi per trovarlo; il fisico che io vi ho detto alberga qui presso, in questa stessa contrada nella locanda dell'Àncora di Oro; chi lo ha visto, e ci ha parlato, me lo assicura tanto benigno, che per lui non ci è pasto, o sonno che tenga, sempre parato a soccorrere chi patisce, massime noi altra povera gente.

La Betta tolto commiato dalle donne, non senza avere prima profferto grazie alla Carmina, se ne andò difilata alla stanza del fisico romano; ci arrivò su le due ore di notte; e siccome costui non si era messo a giacere, e le visite lo avevano lasciato libero, così senza indugio fu fatta passare. Difficil cosa ci è ritrarre questo alunno di Esculapio, imperciocchè ci comparisca davanti di notte; dalla lucerna emana scarsissima luce, a moderare la quale una ventola di taffetà verde l'è messa dintorno: arrogi una parrucca arruffata a riccioloni, che gl'ingombra le spalle, e gli casca sul petto a guisa di stola; di più a cavallo al naso porta due occhialoni con le lenti larghe come uno scudo, legati in osso di balena, i quali eziandio ai giorni della gioventù nostra abbiamo visto stringere spietatamente il naso delle ave nostre, tuttavia conosciuti col nome di occhiali di Roma: del rimanente pallido in faccia, bernoccoluto, duro; le mani rugose, venose, piuttosto convenevoli a villano che a chi fa professione di arte liberale. A giudicarne dal dardeggiare delle sue pupille verso la porta, per iscorgere chi entrava, si sarebbe detto, che cotesti occhi di falco non avessero mestieri di aiuto, ma l'apparenza inganna; parve altresì, che alla vista della Betta esultasse, che la riconoscesse e movesse le labbra per salutarla; poi si tenne aspettando che la sopraggiunta favellasse. Betta, dopo le più umili salutazioni che ella seppe fare, incominciò:

— Molto magnifico signor mio, dopo la Madre dei dolori non credo sia stata al mondo donna più spasimata di me; io vengo a voi come a persona, che dopo Dio può dare un po' di refrigerio alla tribolazione che mi travaglia......

— Parlate libera, donna mia, che noi altri faremo quello che potremo; li santi, non ci è che dire, possiedono soli la virtù di operare li miracoli, ma anco noi altri qualche cosa possiamo.

— Vorreste voi venire a visitare il mio figliuolo?

— Non impreme per ora, raccontatemi in dove si duole.

E qui la Betta minutamente, a parte a parte narra le infermità di Paride, la vigilia pressochè continua, il sonno affannoso, breve ed interrotto, la luce odiosa, ogni leggero strepito potente a commoverlo da capo a' piedi, abborrimento al cibo, inestinguibile la sete; la voce varia ora acuta ora cupa; un vaneggiare frequente; sospiri profondi, e incessanti così da logorare un petto, che non di carne, bensì di bronzo si fosse; un deperire ad occhio, un subito trapasso dalla tenerezza al furore; chiuso nei detti, più che con altro esprimere il suo affetto col celere e veemente stendere, e chiudere le dita delle mani. Il fisico romano tutte le quali cose udite, senza neppure pensarci, esclamò: